Damiano Tommasi: «Se andassi al ballottaggio sarebbe un risultato storico»

Damiano Tommasi, candidato sindaco con la coalizione Rete!, propone, con coraggio, un modello e un approccio politico distante dai cliché tradizionali, orientato quasi esclusivamente verso il futuro. Con lui, compatto, viaggia tutto l'elettorato del Centrosinistra veronese.

Damiano Tommasi
Damiano Tommasi

Damiano Tommasi, candidato sindaco con la coalizione Rete!, propone, con coraggio, un modello e un approccio politico distante dai cliché tradizionali, orientato quasi esclusivamente verso il futuro. Con lui, compatto, viaggia tutto l’elettorato del Centrosinistra veronese.

Siamo alle battute finali di una corsa lunga, intensa. È più faticosa una campagna elettorale o una preparazione per un Mondiale, visto che lei, nel 2002, a un Mondiale ha avuto la fortuna e la bravura di andarci?

Senza dubbio la preparazione a un Mondiale, c’è molta più competizione.

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Come si è ritrovato nel ruolo di candidato sindaco?

La mia grande responsabilità, l’occasione e la fortuna di poter incontrare tante persone che hanno bisogno di ascolto. Ho trovato una comunità che aveva bisogno di un’amministrazione che li ascoltasse, prima di proporre soluzioni.

Condivide il testo della canzone di Ligabue, una vita da mediano: “Una vita da mediano – Con dei compiti precisi – A coprire certe zone – A giocare generosi”?

Sì, certo. Si è perso un po’ il senso del servizio e della responsabilità, in politica, in favore del potere e del comando. Bisognerebbe ritrovare un po’ questo spirito in politica.

C’è chi l’ha accusata, durante queste settimane, di aver condotto una campagna sotto traccia. Una scelta, un caso o uno stile?

Credo che fare politica richieda prima una fase di ascolto ed empatia con la propria città. Ho accettato la candidatura perché si tratta di elezioni amministrative e c’è bisogno di quotidianità e concretezza in questo. Bisogna essere presente fisicamente tra la gente, ascoltare le persone e guardarle negli occhi. Questo necessita di tempo ed energia: forse è meno visibile ma questo tipo di campagna elettorale a me è servita molto.

Un’impresa è già riuscita a farla, tenere unito il centrosinistra…

Sono soddisfatto che si dia per scontato un risultato storico. Fin da subito ho rappresentato la mia candidatura civica, il mio essere senza tessere di partito e la mia volontà di mettere al centro Verona. Adottato questo metodo è stato semplice affrontare le diverse sensibilità, smarcandoci dalle litigiosità degli altri candidati.

Ha alzato la voce in un’unica occasione, nel battibecco Azione + Europa e 5 Stelle. L’hanno subito ascoltata…

Ho alzato la voce semplicemente perché stava avvenendo un’ingerenza nazionale su questioni veronesi. È emblematico quello che accade anche con gli altri candidati, dove i sostenitori hanno aspettato l’ok da Roma. Verona merita un diverso approccio, dobbiamo andare d’accordo tra di noi e avere le idee chiare.

In queste settimane, anche lei, ha incontrato i veronesi. Che sensazioni ha avuto? Cosa le hanno chiesto?

Mi ha molto colpito che l’oggetto della campagna elettorale fossero le cose ordinarie: la manutenzione delle strade, l’illuminazione, le scuole… Cose che, nella mia ingenua visione di amministrazione politica, dovrebbero essere alla base. In realtà pare che anche il minimo sindacale sia stato trascurato.

In tre aggettivi la politica di Damiano Tommasi.

Credibile, autentica e semplice.

Quali sono le priorità per la nostra città?

Due priorità apparentemente divergenti ma che sono il sale della politica sono la prossimità, e quindi la vicinanza alle persone fragili e ai giovani, e alzare lo sguardo oltre le mura di Verona. Occorre strutturare un ufficio per i bandi europei: la città deve prendersi le proprie responsabilità ed essere punto di riferimento per i Comuni della Provincia. Ancora prima di questo va ripensata la macchina organizzativa; il personale va rinforzato nei numeri e deve essere protagonista di questo cambiamento.

Tra i cinque pilastri del suo programma (capitale sociale; competenze; legalità e sicurezza; città di prossimità; il benessere) figura la sicurezza…

Credo che amministrare una città richieda cose concrete e ordinarie comune a tutte le fazioni politiche. La sicurezza è una priorità di tutti, e non si parla solo di baby gang e microcriminalità. La sicurezza serve anche all’interno delle mura domestiche, all’interno delle aziende e del web. È quindi un concetto più ampio e su cui dobbiamo fare rete. L’abbiamo sempre pensata nell’ottica punitiva e sanzionatoria, quando invece credo vada pensata soprattutto con una visione preventiva.

Ha lanciato una campagna di fundraising, è un modo per coinvolgere e responsabilizzare i cittadini nei confronti dell’azione politica? Potrebbe essere un modello per la politica del futuro?

Sì, è già funzionante in tanti Paesi. La raccolta fondi per un progetto politico o per la comunità è un modo per sostenere attivamente qualcuno o qualcosa. Le risorse di una comunità investite in questo ambito poi ritornano alla comunità stessa in termini di comunità, e questo è il nostro obiettivo.

I suoi principali “concorrenti” saranno Flavio Tosi e Federico Sboarina. Come si è trovato a gestire i confronti con loro?

Parlare del passato credo sia uno dei limiti della politica in generale, così come parlare di sondaggi e seguire l’onda. La politica dovrebbe proporre una visione concreta della città, e i cittadini devono avere un’amministrazione che sappia gestire l’ordinario e proporre lo straordinario.

In caso di ballottaggio con Federico Sboarina, pensa che potrà contare sui voti della coalizione tosiana?

Stiamo dando per scontato una partita che avrà un risultato storico. La partita di ritorno si pensa sempre dopo aver giocato quella d’andata.

E se al ballottaggio andassero Tosi e Sboarina, Tommasi cosa fa?

Intanto, come già detto, penso solo alla partita di andata. Al resto ci si pensa poi.

Chiudo con i giovani, ai quali lei si rivolge con diverse intenzioni nel suo programma. Rivolga a loro un pensiero, un messaggio diretto.

La cosa bella dell’età giovanile è che ci si rende conto di essere protagonisti della propria vita. Invito quindi tutti i giovani a farsi avanti e a non aver paura, perché troveranno un’amministrazione che darà loro spazio, voce e li supporterà nel raggiungimento dei loro sogni. A Verona abbiamo una carenza di luoghi fisici e di pensiero dove i giovani possono trovare “casa”. Il mio obiettivo è rendere Verona una città che faccia pensare ai giovani che il loro futuro può essere qui.

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