Violenze sulle donne, due casi in pochi giorni

San_Massimo

Due interventi, il primo a San Massimo da parte dei Carabinieri di Verona, il secondo in zona Stadio da parte degli uomini della Questura, hanno aiutato due giovani donne a divincolarsi dalle violenze messe in atto da famigliari

Intervento provvidenziale da parte dei Carabinieri della Compagnia di Verona che ieri sera, attorno a mezzanotte, sono interventi a San Massimo in seguito a una chiamata al 112 di una ragazza di origine marocchina che, in preda al panico, aveva richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. La giovane aveva dovuto difendersi dal tentativo di strangolamento da parte del fratello, il quale, sotto effetto dell’alcol, aveva messo a soqquadro l’intera abitazione distruggendo ogni cosa, sfondando porte e infrangendo vetri e specchi.

Giunti sul posto, gli uomini dell’Arma sono stati aggrediti dal ragazzo, classe 1991, il quale dopo aver provocato lesioni alla sorella, ed aver aggredito i carabinieri, è stato bloccato e ammanettato. Tratto in arresto per violenza e resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, questa mattina si è svolta la direttissima: l’uomo rimarrà in carcere fino a gennaio 2018 in attesa di successiva udienza.

Ed è venerdì scorso, invece, un intervento degli uomini della questura di Verona in zona Stadio: un’altra donna, questa volta di origini bosniache, aveva contattato il 113 in quanto sosteneva di esser stata minacciata di morte da un suo conoscente in seguito a una lite avvenuta la sera prima. La donna sarebbe intervenuta in difesa della moglie dell’uomo segnalato, costretta da tempo a prostituirsi contro la sua volontà e sotto la minaccia di violenze e segregata in una casa vicina da un paio di giorni.

Gli agenti, dopo aver raggiunto l’abitazione, hanno trovato la giovane moglie che presentava un polso fratturato e varie ecchimosi sul corpo. La ragazza ha ammesso di essere da tempo vittima delle violenze del marito: dopo il matrimonio, l’aveva seguito in Italia con l’illusione di una vita agiata ma ben presto la stessa veniva costretta a prostituirsi in strada per racimolare denaro.

L’uomo, di 54 anni, anch’egli bosniaco, è stato successivamente individuato all’interno di un bar di via Albere, identificato e sottoposto a fermo per “induzione, sfruttamento della prostituzione, minacce aggravate e lesioni personali”. Portato presso la Casa Circondariale di Montorio, oggi il giudice per le indagini preliminari. ha convalidato il fermo disponendo, in attesa di processo, la custodia cautelare in carcere.

La moglie, di 27 anni, era stata medicata presso l’ospedale di Borgo Trento e messa in contatto con il centro anti tratta che si occupa di aiutare donne vittime di violenze.

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