Paolo Villaggio e quell’incontro mancato

Avrebbe dovuto partecipare al Festival della Bellezza. Avrebbe dovuto parlare del suo capolavoro incontrastato, quel ragionier Ugo Fantozzi che l’ha consacrato nella memoria degli italiani.  Lo scorso 4 giugno  lo aspettavano tutti al Teatro Romano, ma la salute aveva già cominciato a far tentennare la sua arte.

Si rincorrono sui social le frasi che lo ricordano, che lo provano a ridefinire, a circoscrivere il suo talento variegato nella manciata di qualche tweet. «Parlava di cose vere con un modo sincero e sardonico» scrive l’amico Ricky Tognazzi qualche ora dopo aver appreso della sua scomparsa. Paolo Villaggio è morto a 84 anni a Roma, dopo qualche giorno di ricovero.

Famosissimo comico e artista, era noto soprattutto per aver dato la paternità ad un personaggio diventato icona dell’Italia che si sa prendere in giro. Una comicità grottesca nata per sopravanzare libri e articoli, destinata ad arrivare al cinema con il successo indiscusso dal primo film, Fantozzi del 1975, che percorse poi anche le altre nove pellicole dedicate allo sfortunato ragioniere.

A Verona sarebbe dovuto venire il 4 giugno. Avvolto nella comicità seria che gli aveva, negli anni, determinato i lineamenti avrebbe dovuto parlare dell’uomo senza qualità nostrano. Al Teatro Romano, nel cartellone del Festival della Bellezza, avrebbe dovuto dipingere, come aveva fatto per anni,  un’aurea epica attorno alla mediocrità del suo Fantozzi, consentendo così agli italiani tutti di riconciliarsi con la propria.