Monili d’oro e orologi di valore, trovata la refurtiva di 20 colpi

L’attività della banda che ha fatto razzie nella provincia di Verona, in particolare nel Legnaghese, è andata avanti fino al 2017. Il 29 dicembre di quell’anno sono state arrestate dai carabinieri della stazione di Minerbe, tre persone (una, invece, solo denunciata) a seguito di un furto in una villetta nella periferia di Legnago.

Le indagini hanno unito i puntini e hanno ricostruito la “geografia” criminale: almeno una ventina i colpi messi a segno dai quattro (tre uomini e una donna). Nei giorni scorsi, il gip Livia Magri ha riconosciuto l’associazione a delinquere, disponendo l’arresto dell’ultimo componente della banda ancora libero. La refurtiva di oltre 100 pezzi (ancora da restituire ai diretti interessati), è stata recuperata anche grazie alle ricevute dei Compro oro ai quali erano stati, nel tempo, rivenduti i gioielli rubati.

Furti in abitazione, in azienda (un’ impresa agricola padovana) ma anche in strada con la ormai nota “tecnica dell’abbraccio”. Le vittime erano scelte perché anziane. Il modus operandi dei delinquenti si atteneva sempre allo stesso copione: la donna (l’unica del gruppo) si faceva aprire la porta con una scusa e poi, chiedendo un bicchiere di acqua, distraeva il malcapitato mentre il complice entrava in casa e rubava gli oggetti di valore, più a portata.

Ad aspettarli in auto, poco lontano, un terzo. Un vero incubo per la Bassa veronese e le province vicine, terminato solo con l’arresto per furto aggravato in concorso dei tre pregiudicati (Giancarlo Catter, 33 anni, la compagna Candy Suffer 37 anni, – morta il luglio scorso in carcere – e Luca Bonora 36). Al tempo era stato denunciato a piede libero (per ricettazione) Giuseppe Bellinati, di 57 anni, sorpreso nell’appartamento dove abitavano i tre (nelle case popolari di Legnago). Dopo il rinvenimento della refurtiva che ancora mancava all’appello, attraverso un’attività di controllo nei vari Compro oro di Verona, Padova e Mantova, sono state emesse tre ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico dei tre uomini, due dei quali sono già detenuti, per associazione a delinquere finalizzata al furto aggravato in abitazione, furti con destrezza, uso illecito di carte di credito e ricettazione.

Come ha ricordato anche il Capitano Lucio De Angelis, dietro ai gioielli recuperati non si nasconde solo un valore economico, ma uno più profondo che racconta di affetti lontani o perduti. Per gli anziani derubati hanno un significato intimo: come per una signora ultraottantenne vittima di una delle tante razzie in casa, che si è vista strappare una collanina in oro che le aveva donato la madre in punto di morte.

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