In Gran Guardia pazienti, specialisti e medici di base contro le artriti croniche

Pazienti, medici di base e specialisti insieme per ridurre i ritardi nella diagnosi di malattie croniche come le artriti. Stamattina in Gran Guardia il convegno sullo status quo e sulle prossime iniziative dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona (Aoui).

«Abbiamo lavorato secondo una logica di rete clinica – come ci chiede la Regione Veneto – e coordinato questo gruppo, la rete provinciale di Verona dispone di un hub identificato con l’Azienda ospedaliera integrata di Verona con i cosiddetti centri spoke negli ospedali classificati Sacro Cuore – Don Calabria e Casa di cura Pederzoli»  ha introdotto Denise Signorelli, direttore sanitario dell’Azienda Ulss 9 scaligera.

«Verona è la prima città del Veneto a realizzare una forma di collaborazione organizzata, coordinata e condivisa, in cui abbiamo un centro hub, un polo di eccellenza anche universitario che si occupa del coordinamento delle attività nei confronti dei pazienti, collaborando con i c.d. centri Spoke, con gli ospedali – anche privati accreditati della Provincia, con gli specialisti ambulatoriali e soprattutto con i medici di medicina generale» ha spiegato poi Maurizio Rossini, direttore della Unità Operativa Complessa di Reumatologia Aoiu di Verona «Il risultato è un documento condiviso e sottoscritto che potrà semplificare la procedura di accesso del paziente alle cure. Un passo in avanti che avvicina medicina e pazienti

Roberta Joppi, dell’UOC Ricerca clinica e Valutazione farmaci  dell’Az ospedaliera Ulss 9 , ha poi chiarito i prossimi sviluppi del progetto: «Il prossimo passo sarà l’implementazione della rete. Il progetto prevede una formazione destinata ai medici di medicina generale, che dovranno apprendere le informazioni che consentiranno loro di valutare i sintomi dei pazienti e la necessità di rivolgersi allo specialista.

«Inoltre verrà costituito un osservatorio sul ritardo diagnostico, che con questo tipo di intervento ci auguriamo di ridurre. Per fare questo avremo uno strumento informatico che permetterà la raccolta di informazioni attuali. Dopo la formazione e l’instaurazione dei collegamenti tra ospedale e territorio, entro un anno vedremo se i pazienti vengono intercettati e curati prima» ha concluso.