Giornata mondiale contro il tabacco 2019

Oggi 31 maggio è la giornata mondiale contro il tabacco: sigarette spente per 24 ore. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza sui danni che il tabacco e il fumo passivo recano alla salute.

La giornata è stata indetta per la prima volta dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità il 7 aprile 1988, in concomitanza con il 40º anniversario della sua fondazione. La campagna 2019 si focalizza sulla salute dei polmoni, dal cancro ai disturbi respiratori, e vuole sensibilizzare sul ruolo fondamentale che i polmoni ricoprono sul benessere del nostro organismo. Lo slogan è “Don’t let tobacco Take your Breath away”, “Non lasciare che il tabacco ti tolga il respiro”.

Ogni anno le vittime dei danni causati dal fumo sono quasi sei milioni. Di queste, quasi 600mila sono le vittime del fumo passivo. In Italia il fumo di tabacco uccide dalle 70mila alle 83mila persone annualmente e oltre il 25% di questi ha un’età compresa tra i 35 e i 65 anni (dati Oms e Rapporto Nazionale sul fumo 2018 Ministero della Salute).

In Veneto, la maggioranza degli adulti non fuma (57%) o ha smesso di fumare (21%, PASSI 2018). I fumatori veneti sono il 22% della popolazione. L’abitudine al fumo è maggiormente diffusa fra i più giovani (tra i 25 e i 34 anni) e tra gli uomini. Mediamente, il consumo giornaliero di sigarette si attesta intorno alle dieci sigarette. Rispetto al 2008, la prevalenza dei fumatori tra i 18 e i 69 anni si è ridotta, passando dal 26% al 22%.

Secondo l’ultima indagine HBSC (Health Behaviour in School–aged Children) che riguarda ragazzi di 11-13 e 15 anni, nel 2018 in Veneto i 15enni che dichiarano di non aver mai fumato sono in aumento dal 49% del 2014 al 55%. Sono in diminuzione anche i ragazzi che fumano abitualmente passando dal 13% all’11%.

L’uso delle sigarette, inoltre, compromette la guarigione dei tessuti dopo un intervento chirurgico. È importante, quindi, che i pazienti siano informati sulle complicazioni post operatorie. «Il fumatore è soggetto ad una guarigione lenta e ad una cicatrizzazione dei tessuti difficile – ha spiegato il chirurgo Piergiuseppe Perazzini responsabile dell’Unità di ortopedia e traumatologia della Clinica San Francesco di Verona. – In generale, il fumo agisce sulla circolazione periferica arteriosa e diminuisce il flusso arterioso del sangue che porta nutrizione ai tessuti. Questo il motivo per cui la cicatrizzazione dei tessuti ne risente. Il fumo agisce sui fibroblasti, cellule che hanno un ruolo fondamentale nella riparazione e nel rimodellamento tissutale, andando a formare il collagene. Il fumo ne comporta dei cambiamenti strutturali tali che impedisce loro di portarsi verso le ferite per “ripararle”.»

A risentire del fumo passivo sono anche i tessuti più profondi: «La parte muscolare infatti è soggetta a minor trofismo muscolare. – ha sottolineato il dottor Perazzini – Se poi dovessimo analizzare la qualità ossea di un fumatore ci renderemmo conto che esiste una maggiore incidenza, almeno il 40 % in più, di possibilità di fratture. Accade infatti che l’assorbimento del calcio e degli elementi che compongono l’osso si riduce a causa del fumo passivo, quindi la materia che serve a costruire l’osso viene a mancare e aumenta così il rischio di osteoporosi, di demineralizzazione e quindi il rischio di frattura.» Un paziente che fuma, inoltre, deve essere informato molto bene poiché ha una maggiore possibilità di contrarre infezioni, durante e dopo un intervento chirurgico, rispetto ad un non fumatore.»

Il Dott. Piergiuseppe Perazzini