Covid, nuova impennata di casi nel Veronese

Continuano a crescere i nuovi casi di Covid-19 in Veneto e nel Veronese sulla spinta della nuova variante Omicron. Dati che, se comparati con quelli dell'anno scorso, sono preoccupanti: i contagi sono maggiori adesso di allora, ma le morti sono nettamente inferiori. Il bollettino della Regione Veneto, che negli scorsi giorni era arrivato a segnalare…

Continuano a crescere i nuovi casi di Covid-19 in Veneto e nel Veronese sulla spinta della nuova variante Omicron. Dati che, se comparati con quelli dell’anno scorso, sono preoccupanti: i contagi sono maggiori adesso di allora, ma le morti sono nettamente inferiori.

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Il bollettino della Regione Veneto, che negli scorsi giorni era arrivato a segnalare circa 400 nuovi casi, oggi ha toccato quota 517 nel Veronese ed è salita sopra i 4000 nuovi contagi in tutto il Veneto. A riguardo è intervenuto anche il Governatore del Veneto, Luca Zaia, che questa settimana ha paventato la possibilità concreta per la nostra regione di finire in zona gialla. Durante un intervento su Rai Radio 1 Zaia ha sottolineato i numeri dei contagi molto alti, ma ha anche specificato che il Veneto è la regione che esegue più tamponi: «Il Veneto è la regione che fa più tamponi in Italia. La media nazionale dei positivi sui tamponi è del 2,9%, il Veneto ha il 3,1%, l’Emilia-Romagna il 4,8%, la Calabria il 6,4, le Marche il 7».

Capitolo a parte sono le vaccinazioni. Secondo i dati della Regione ieri sono state effettuate circa 3.000 prime dosi e si è arrivati alle 50.000 somministrazioni, ma nell’intera Penisola sono ancora 6 milioni le persone senza copertura vaccinale. Un dato, anche questo non confortante, che arriva in concomitanza con la comunicazione dell’ISS sull’efficacia dei vaccini a 5 mesi dall’inoculazione: secondo l’Istituto Superiore di Sanità, la copertura dopo 5 mesi cala dal 74% al 39%. Per quanto riguarda, invece, la prevenzione delle forme severe di Covid-19, l’Iss rileva che rimane elevata l’efficacia vaccinale, in quanto «l’efficacia nei vaccinati con ciclo completo da meno di cinque mesi è pari al 93% rispetto ai non vaccinati».

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