Covid in Veneto, oggi 4.092 casi. Rotta: «Qualcosa non va»
Con il dato odierno di 4092 nuovi casi di positività nelle ultime 24 ore, il Veneto oltrepassa i 190 mila contagi totali, che portano il totale dall’inizio della pandemia a 190.641 malati. Dai ieri – informa il bollettino regionale – si registrano 32 nuovi decessi, con un totale di 4.801 vittime. Rallenta tuttavia la pressione sulle strutture ospedaliere, che registrano 7 nuovi ricoveri nei reparti non critici, con totale a 2.858, e una diminuzione di 4 pazienti nelle terapie intensive, con 369 ricoverati.
Sulla situazione nella nostra Regione interviene l’onorevole deputata del PD Alessia Rotta: «C’è un problema in Veneto con l’epidemia: abbiamo il 20% di casi in più rispetto ad una settimana fa in media mobile. In tutte le altre regioni, invece, i casi sono di meno e continuano a scendere. Se nella prima ondata tutti si sono affrettati a sottolineare l’efficacia del “modello Veneto”, oggi è necessario dire a chiare lettere che qualcosa non va e che serve correre ai ripari. Qui si tratta di agire per fermare un trend molto negativo che, anche in questa occasione, ci rende un caso».

«La zona gialla, abbinata alle misure di prevenzione che vengono adottate oggi in Veneto, non funziona. Questo è dovuto sia all’utilizzo dei test rapidi – che hanno sensibilità bassissima – sia all’incapacità capire come funziona il contagio e come si interrompono le catene di trasmissione sul territorio. – prosegue la presidente della commissione Ambiente della Camera – Soltanto pochi giorni fa il Coordinamento veneto per la sanità pubblica, con preoccupazione, ha contestato i dati che la regione fornisce sul reale numero di posti di terapia intensiva, su cui – come abbiamo visto – si basano i parametri del governo. Due sere fa un ulteriore paziente Covid a San Bonifacio è stato trasferito a Belluno perché in tutto il Veneto non c’era altro posto. Non sono allarmi, non è scontro politico. Sono i dati reali».
«I cittadini sono confusi perché il governatore passa dalle minacce contro gli assembramenti, agli appelli per far riaprire gli impianti sciistici – conclude Rotta -. Ora è necessario che il governatore faccia chiarezza e dimostri che autonomia non è una parola vuota da usare quando fa comodo. Le norme contro il Covid gli danno la possibilità di intensificare le misure per il contrasto del contagio. Non sia pavido e si assuma la responsabilità perché fino ad oggi non lo ha fatto e il Veneto è la maglia nera d’Italia».

Oltre ad Alessia Rotta, un altro esponente del Partito Democratico accusa il Presidente della Regione Veneto, ed è il senatore Vincenzo D’Arienzo: «Alla luce dei gravi dati dei contagi in Veneto, credo che la permanenza nella zona gialla non sia stata una buona cosa. Durante le conferenze stampa di Zaia, sento sempre parlare d’altro. Una serie di scemenze inutili che non servono a nessuno. Il problema che Zaia non affronta è quello delle maggiori restrizioni che, a questo punto, sono necessarie. Egli confida sul fatto che i parametri ci sono, che la risposta sanitaria riesce a far fronte al carico».
«Lo capisco, ma quando in un giorno si ammalano 5.000 persone come è successo ieri – ed è un crescendo – e ne muoiono 100, è giunto il momento di agire più drasticamente. – conclude il senatore Dem – Eppure non lo fa, come se non volesse fare un torto. Io la penso al contrario: le restrizioni servono per difenderci!».
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