Covid, Concia: «Ben lungi da marzo, ma restrizioni sono doverose»

Entro il 15 ottobre il Governo dovrebbe emanare un nuovo dpcm che andrà ad inasprire le misure di sicurezza anti-covid: nuove restrizioni necessarie per contenere l’innalzamento dei contagi delle ultime settimane. Anche per quanto riguarda il Veneto, infatti, si parla di circa 500 nuovi casi positivi al giorno e di 6.088 pazienti attualmente positivi. Da…

Entro il 15 ottobre il Governo dovrebbe emanare un nuovo dpcm che andrà ad inasprire le misure di sicurezza anti-covid: nuove restrizioni necessarie per contenere l’innalzamento dei contagi delle ultime settimane. Anche per quanto riguarda il Veneto, infatti, si parla di circa 500 nuovi casi positivi al giorno e di 6.088 pazienti attualmente positivi. Da mercoledì scorso è già stato introdotto l’obbligo di utilizzo dei dispositivi di protezione personale (le mascherine) anche all’aperto, la quarantena è stata abbassata a dieci giorni e basta un solo tampone negativo per essere dichiarati guariti. Temi di cui abbiamo parlato con il Dott. Ercole Concia, infettivologo e già professore ordinario di Malattie Infettive presso l’Università degli studi di Verona.

Sulla nuova ondata di contagi: «Innanzitutto dobbiamo guardare vicino a noi. In Europa è iniziata la seconda ondata con punte estremamente gravi: in Francia siamo tra i 15mila e i 20mila casi al giorno. L’Italia è stata un’isola felice per molto tempo, ma negli ultimi sei giorni siamo tornati indietro di alcuni mesi. Dobbiamo anche fare una distinzione: attualmente la situazione più pesante è al Sud Italia, rispetto al Nord. – ha spiegato Concia – Sicuramente il Veneto non è messo benissimo, ma molti di questi casi contrariamente al passato, sono quasi tutti asintomatici. Una certa quota deve essere ricoverato in reparto medico, alcuni in terapia intensiva. Oggi il lockdown non possiamo permettercelo per motivi economici ma queste restrizioni sono doverose. Sicuramente qualche decesso c’è e anche qualche malato in terapia intensiva. Ma siamo ben lungi da quanto accadde a fine marzo. Non dimentichiamo anche che in questi mesi i posti in terapia intensiva sono stati aumentati in modo significativo e anche i reparti medici sono pronti quindi potremo rispondere bene a una eventuale altra situazione che si può aggravare. C’è una differenza sicuramente tra Italia ed Europa e in Italia tra le diverse regioni, quindi secondo me i provvedimenti non dovrebbero essere uguali per tutti, ma studiati sulle singole realtà regionali» ha detto il dottore.

Da mercoledì è stato introdotto l’obbligo dell’uso delle mascherine anche all’aperto: una precauzione che può fare la differenza, ma che, secondo Concia, deve essere accompagnata da altre due misure fondamentali: «Le misure importanti sono tre: evitare gli assembramenti, lavarsi le mani e indossare la mascherina. Però non riteniamo che con la mascherina possiamo fare quello che vogliamo: la mascherina è un mezzo utile per difenderci, ma la cosa più importante è l’assembramento. Dobbiamo ridurli il più possibile. Ricordiamoci poi che le mascherine che ci possono realmente essere utile sono quelle chirurgiche: tutte le mascherine che in questi tempi si sono inventate le persone, come le cosiddette mascherine “fai da te”, sono meno efficaci».

Sul tampone unico per dichiarare un paziente guarito Concia è chiaro: «Io ho visto cose assurde. Se uniamo la clinica, cioè il malato sta bene, e il tampone è negativo è ragionevole pensare che non sia più infettato».

Parlando poi del cosiddetto tampone “fai da te” annunciato dal governatore Zaia e criticato dal dottor Crisanti: «Bisognerebbe smetterla di litigare sui giornali perchè la popolazione non sa più a chi credere. – ha affermato Concia – Il problema di base del tampone fai da te è il modo di prelevare. Fare bene un tampone non è banale e c’è il timore che possa dare un risultato negativo quando magari il soggetto è positivo. Il tampone deve essere fatto da personale specializzato, da medici e infermieri».

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