Covid-19, Veneto ancora primo per uso dei monoclonali

Primato del Veneto nell'uso degli anticorpi monoclonali L’Aifa, Agenzia italiana del farmaco, ha pubblicato i risultati del cinquantesimo monitoraggio relativo agli anticorpi monoclonali per il trattamento del Covid-19. Nell'ultimo report, il Veneto risulta ancora primo in Italia per l'uso dei monoclonali, dall'inizio del monitoraggio (aprile 2021) al 20 aprile 2022. «Da un anno il Veneto è…

Primato del Veneto nell’uso degli anticorpi monoclonali

L’Aifa, Agenzia italiana del farmaco, ha pubblicato i risultati del cinquantesimo monitoraggio relativo agli anticorpi monoclonali per il trattamento del Covid-19. Nell’ultimo report, il Veneto risulta ancora primo in Italia per l’uso dei monoclonali, dall’inizio del monitoraggio (aprile 2021) al 20 aprile 2022.

«Da un anno il Veneto è la prima Regione d’Italia nell’utilizzo dei farmaci monoclonali per combattere precocemente il Covid» afferma Luca Zaia, presidente della Regione Veneto. «Siamo stati i primi a crederci quando ancora venivano espressi dubbi e perplessità. Ora che la loro efficacia non è più in discussione, siamo primi nel loro utilizzo. È motivo di orgoglio poter dire che, anche stavolta, avevamo visto giusto. Che i nostri clinici e scienziati avevano visto giusto».

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«Su poco meno di 58mila pazienti trattati in tutta Italia dal marzo scorso, quando entrarono ufficialmente a far parte delle cure anti Covid – dice il presidente – 9.382 malati sono stati trattati in Veneto con risultati lusinghieri, anche grazie alla scelta, fatta subito, di utilizzarli in fase precoce e in persone ad alto rischio di ospedalizzazione».

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«Da due anni combattiamo contro questo virus – conclude Zaia – e ora che abbiamo imparato molto delle sue subdole insidie, possiamo guardare con soddisfazione alla scoperta di quanto fossero utili i monoclonali».

Ricorda l’Aifa sul proprio sito: «Tali medicinali sono sottoposti a monitoraggio addizionale. Ciò permette la rapida identificazione di nuove informazioni sulla sicurezza. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta».

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