Covid-19, studio sulle varianti in Veneto: 5 casi Omicron. Ma «numero di campioni limitato»
L’aggiornamento dello studio sul Covid-19 e variante Omicron in Veneto
L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha pubblicato i risultati dello studio aggiornato sulle caratteristiche genetiche del SARS-CoV-2 identificate in Veneto. Questo aggiornamento si riferisce al periodo tra il 2 novembre 2020 e il 14 dicembre 2021.
Sono cinque, per ora, i casi registrati di variante Omicron in Veneto. Il primo è stato individuato a inizio dicembre. Due sono stati individuati nella provincia di Vicenza, uno in quella di Padova e 2 nel Veneziano.
«Il 99.56% dei campioni caratterizzati in Veneto nel periodo ottobre-dicembre 2021 appartiene alla variante Delta, mentre il restante 0.44% appartiene alla variante Omicron». Lo stesso Istituto segnala i limiti dello studio: «Il numero di campioni del Veneto sequenziati ad oggi è limitato rispetto al numero di casi positivi nella regione e fornisce solo un’istantanea parziale delle possibili varianti circolanti nel territorio». La variante Omicron, quindi, potrebbe essere oggi molto più diffusa.
L’Istituto Zooprofilattico espone inoltre i dati sulla diffusione delle diverse varianti e “sottovarianti”, oltra a un approfondimento sulle caratteristiche della variante Omicron.
I cinque casi di Omicron in Veneto
«I casi di Vicenza fanno riferimento ad un paziente vaccinato con doppia dose rientrato dal Sudafrica nei primi giorni di dicembre e a un familiare convivente risultato positivo in data 07/12/2021. Dall’analisi dei restanti componenti del nucleo familiare risultati positivi il 03/12/2021, sono stati rilevati due casi di variante Delta».
«Il caso di Padova si riferisce a una donna di 77 anni vaccinata con doppia dose di vaccino Astrazeneca per la quale lo scrivente laboratorio non è a conoscenza di soggiorni o contatti con persone di rientro da Paesi a rischio. I due casi di Venezia si riferiscono a due coniugi rientrati da pochi giorni dal Sudafrica» scrive l’IZSVe.
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Le mutazioni del virus
Spiega l’IZSVe: «L’emergere di mutazioni nel genoma di agenti virali ad RNA come SARS-CoV-2 è un evento naturale ed atteso. Cambiamenti nella trasmissibilità del virus, nella gravità della malattia, nella capacità del virus di sfuggire all’immunità acquisita (post-infezione o vaccinazione) e ai test diagnostici in uso: questi sono gli elementi cruciali che definiscono le dinamiche di interazione di SARS-CoV-2 con la popolazione ospite».
«Sequenziare il genoma di un virus significa poter riconoscere l’emergere di varianti virali che possono modificare l’andamento e l’impatto dell’epidemia. Le mutazioni più interessanti sono a livello della proteina Spike del virus data l’importanza che questa riveste per il legame con i recettori cellulari e perché verso di essa sono rivolti i principali anticorpi che danno la protezione verso l’infezione e le forme cliniche».
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