Covid-19, Carlo Pomari: «Scuole sono ben controllate. Il problema è all’esterno»

Il direttore del reparto di pneumologia dell'ospedale Sacro Cuore di Negrar traccia il quadro dei contagi ai microfoni di Buongiorno Verona.

Nelle ultime settimane, con l’acuirsi dei contagi soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione, sono molte le scuole italiane che per ordinanza regionale o su indicazione del governo hanno dovuto riadottare la didattica a distanza. Da oggi infatti, secondo il sito Tuttoscuola, circa tre milioni di studenti, dalle scuole dell’infanzia alle superiori, seguiranno le lezioni da casa.
Nel Veneto che resta zona gialla gli studenti potranno continuare a seguire le lezioni in presenza con il limite del 50% per le scuole superiori.

Per tracciare un quadro della situazione epidemiologica del territorio veronese, è intervenuto ai microfoni di Buongiorno Verona Carlo Pomari, direttore del reparto di pneumologia dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar.

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Iniziamo dal quadro generale: dobbiamo preoccuparci per un’eventuale terza ondata, di cui si parla nelle ultime settimane?

Io uscirei da questo concetto di seconda e terza ondata. Stiamo parlando di una ripetizione ciclica di un evento, mantenuto costantemente da un rapporto divenuto ormai chiarissimo: il rapporto tra la capacità nostra di difenderci dal virus e la capacità del virus di attaccarci. È una lotta per la sopravvivenza, noi per difenderci dal virus, il virus per non estinguersi.
Nessuno è da ritenersi al sicuro: la terza ondata arriverà in proporzione al nostro comportamento, al nostro stile di vita.

Conferma che si stanno verificando più spesso contagi anche nella fascia più giovane della popolazione?

Guardi, le ripeto che i contagi si verificano in proporzione alla nostra capacità di far circolare o meno il virus. Il contagio avviene attraverso i nostri rapporti, ecco perché, se non riusciamo a limitare i contatti e di conseguenza la circolazione del virus, la nostra battaglia oggi è vaccinarsi il più presto possibile. È l’unica difesa che abbiamo.

In che situazione versano le terapie intensive, al netto di questa ripresa dei contagi?

Qui da noi per il momento stiamo ancora vivendo i benefici dell’ultima restrizione che è stata fatta. Parlavo ieri con un collega lombardo, che mi diceva che se continuano così si rischia di tornare alla situazione drammatica di marzo. Parliamo dei nostri vicini più prossimi. Quindi, se non invertiamo la tendenza, non credo che riusciremo a evitare questa ennesima ondata.

Secondo lei le scuole rappresentano effettivamente dei potenziali focolai?

Io sono convinto di no. Come diceva giustamente il presidente Zaia, all’interno delle scuole i presidi sono assolutamente ben controllati. È tutto l’ambiente esterno a non esserlo. E così come le scuole i supermercati, i cinema, i teatri, i ristoranti: tutti questi ambienti sono prontissimi a mantenere l’attenzione alta nei confronti della possibilità di contagio. Il problema è al di fuori.

Crede quindi che il sistema delle scuole-sentinella e delle autosomministrazioni dei test a scuola sia utile?

Qui si apre un discorso molto importante. Nel mese di maggio a Verona abbiamo fatto una ricerca basata proprio sull’indagine epidemiologica: sinceramente non sono molto convinto che fare campionamenti a pioggia abbia lo stesso effetto di un progetto epidemiologico basato su controlli rigorosi. Le faccio un esempio: se lei mi prende una classe e ogni tanto fa un tampone, ma non controlla l’altra classe, non avrà sotto controllo il problema. Potrà avere un’idea, ma non saprà con precisione come si sta comportando l’infezione. Questo lo sa soltanto attraverso dei progetti precisi di epidemiologia basati su un campione casuale.

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