Covid-19, al via la seconda fase dello studio “Comune di Verona 2020”

Covid-19, al via la seconda fase dello studio epidemiologico "Comune di Verona 2020": unica indagine epidemiologica su campione statisticamente rappresentativo condotta finora in Italia.

Obiettivo: una mappatura aggiornata della diffusione dell’infezione da SARS-CoV2 nella città di Verona a 19 mesi dalla prima rilevazione (aprile-maggio 2020).

Lunedì 22 novembre al Centro Diagnostico Terapeutico dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria (in via S. Marco 121 – Verona) prende il via la seconda fase dello studio epidemiologico “Comune di Verona 2020”. La prima fase è stata realizzata nell’aprile-maggio dello scorso anno con lo scopo di indagare la prevalenza (cioè la percentuale nella popolazione) dei casi asintomatici di SARS CoV2 nella città di Verona.

Con la seconda fase si vuole stimare la prevalenza e l’incidenza – cioè i nuovi casi da aprile-maggio 2020 a novembre 2021 – di infezione attiva sullo stesso campione statistico iniziale (1.515 cittadini) e a distanza di 19 mesi. Inoltre con il dosaggio degli anticorpi lo studio ha l’obiettivo di quantificare la percentuale di abitanti che hanno sviluppato una risposta anticorpale al nuovo Coronavirus a causa dell’infezione naturale o grazie al vaccino.

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L’indagine è coordinata dall’IRCCS di Negrar, in collaborazione con il Comune, l’Università scaligera, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata e l’Ulss 9

Lo studio è condotto dall’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar e vede la collaborazione delle maggiori istituzioni amministrative, scientifiche e sanitarie di Verona: il Comune, l’Università scaligera, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata e l’Ulss 9. Si tratta dell’unica indagine epidemiologica su campione statisticamente rappresentativo condotta finora in Italia relativamente al Covid 19.

I risultati della prima fase sono stati pubblicati dalla rivista scientifica Emerging Infection Diseases, mentre il protocollo dello studio era stato pubblicato sul British Medical Journal Open, come uno dei pochi esempi di indagine epidemiologica sulla diffusione del virus in quel momento realizzati a livello globale.

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Come avviene la raccolta e l’analisi dei dati

Tramite chiamata telefonica, gli stessi 1.515 cittadini veronesi (con minimo 10 anni) già coinvolti nella prima fase saranno invitati a recarsi, dal 22 al 28 novembre, al Centro Diagnostico Terapeutico di via San Marco.

Qui i sanitari dell’IRCCS di Negrar – guidati dal dottor Carlo Pomari, responsabile della Pneumologia e coordinatore dello studio – sottoporranno i candidati a un prelievo di sangue per il dosaggio degli anticorpi anti-Covid19 e al tampone molecolare naso-faringeo. Inoltre, saranno rilevati i parametri respiratori tramite una spirometria.

I campioni biologici raccolti verranno analizzati dal Laboratorio di Microbiologia del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali del “Sacro Cuore Don Calabria”, diretto dal professor Zeno Bisoffi, e consegnati al professor Massimo Guerriero, biostatistico ed epidemiologo, per un’analisi statistica, che prevede un margine di errore al massimo dell’1,5% nelle stime dei diversi parametri.

«Lo studio ha una finalità medico-scientifica innanzitutto, ma anche una valenza sociale – spiega il dottor Pomari -. Come è accaduto nella prima fase, possiamo stabilire la percentuale dei positivi asintomatici nella città di Verona e quindi fornire alle autorità amministrative e sanitarie elementi oggettivi per adottare o meno misure di contenimento del virus. Dal punto di vista medico – prosegue – la ricerca ci permette di osservare l’andamento degli anticorpi di coloro che avevano contratto la malattia nella prima fase e/o anche di coloro che si sono vaccinati, rilevando i casi di reinfezione o infezione nonostante il vaccino. Infine i parametri respiratori potranno dirci in generale come respirano i veronesi e se il Covid19, in chi si è ammalato, ha peggiorato la sua salute respiratoria».

«L’unicità di questo studio è che il campione di cittadini, estratti dall’elenco dell’anagrafe veronese, è casuale e pertanto i risultati saranno estendibili a tutta la popolazione veronese e, ancor più, a popolazioni con struttura demografica simile – sottolinea il professor Guerriero -. Inoltre possiamo garantire un ridotto margine di errore nelle stime pari al massimo all’1,5%».

«Oltre alla prevalenza ed incidenza di infezione in soggetti asintomatici sarà possibile stimare la prevalenza di reinfezione e quella di infezione in soggetti vaccinati. Saranno anche raccolte importantissime informazioni cliniche di follow-up relative in particolar modo al Long Lovid e cioè a tutti quei disturbi e manifestazioni cliniche che nascono in conseguenza all’infezione da SARS-Cov-2 e i cui meccanismi alla base del loro sviluppo non sono ancora del tutto chiari. Si stima che a 12/15 settimane dall’infezione circa il 50% degli adulti ed il 15% dei bambini soffra appunto di long covid indipendentemente dalla gravità del Covid-19».

presentazione dello studio epidemiologico Covid19 Comune di Verona 2020
Da sinistra: Evelina Tacconelli, Federico Sboarina, Carlo Pomari e Massimo Guerriero.

Lo studio sulla città di Verona entra nel progetto europeo Orchestra

La seconda fase dello studio epidemiologico “Comune di Verona 2020” si arricchisce anche di un’ulteriore indagine: un campione di 80 soggetti (scelti dai 1.515 secondo criteri stabiliti sulla base della data della vaccinazione o di una pregressa infezione da SARS-CoV-2) verranno sottoposti, previo consenso informato, a un ulteriore prelievo ematico per analizzare numerosi aspetti della immunità cellulare, la famosa “memoria immunologica”, cioè la risposta che il nostro sistema immunitario mette in atto quando viene in contatto con un agente patogeno già conosciuto, risposta che si attiva sebbene siano venuti meno con il tempo gli anticorpi specifici contro quel virus o quel batterio.

Questa parte dello studio rientra nel progetto di ricerca internazionale Orchestra guidato dalla professoressa Evelina Tacconelli, direttrice della Sezione di Malattie Infettive dell’Università di Verona, che coinvolge 15 Paesi (anche extra UE) e finanziato dall’Unione Europea con lo scopo di trovare soluzioni rapide e innovative per la gestione della pandemia da Covid19. Questi campioni verranno analizzati dal laboratorio dell’Università di Anversa (Belgio).

«Allo stato attuale non possiamo definire con certezza un livello minimo di anticorpi per ottenere una copertura vaccinale ottimale – spiega la professoressa Tacconelli -. Se lo sapessimo, per esempio, potremmo selezionare i soggetti che hanno bisogno urgente di un richiamo vaccinale o di una dose aggiuntiva. Studiare l’immunità cellulo-mediata, altra arma con cui il nostro organismo si difende da agenti patogeni, in questa coorte, integrata nella coorte Europea di Orchestra, permetterà di aumentare le nostre conoscenze a beneficio della popolazione e dei piani strategici vaccinali».

Comitato scientifico dello studio

Coordinatori: Carlo Pomari, responsabile della Pneumologia dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, e Massimo Guerriero, biostatistico ed epidemiologo.

Zeno Bisoffi, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria e professore associato di Malattie Infettive e Tropicali dell’Università di Verona

Claudio Micheletto, direttore della Pneumologia dell’Azienda ospedaliero universitaria di Verona

Albino Poli, direttore del Dipartimento di Diagnostica e Sanità Pubblica dell’Università di Verona

Evelina Tacconelli, direttore della Sezione Malattie Infettive dell’Università di Verona

LEGGI LE ULTIME NEWS

I risultati della prima fase dello studio

  • La prima fase dello studio si è svolta dal 24 aprile all’8 maggio 2020
  • Hanno aderito 1.515 (99,2%) dei veronesi dei 1.527 del campione statisticamente rappresentativo della popolazione veronese (235.000 abitanti) 
  • 10 soggetti asintomatici positivi al tampone – cioè infetti – (0,7%) e corrispondenti, nella popolazione generale, a 1.645 cittadini veronesi, verosimilmente in grado di infettare.
  • 68 soggetti con tampone negativo e anticorpi IgA/IgG positivi (4,5%) pari a 10.575 cittadini veronesi che hanno contratto il virus. Di questi solo l’11% aveva già ricevuto una diagnosi, mediante tampone, di malattia da SARS-CoV2, mentre addirittura l’89% dei soggetti ha riferito di non aver avuto alcun sintomo o solo lievi sintomi correlabili a CoViD-19; talmente lievi da non inficiare la normale vita quotidiana. Questi fanno parte dei cosiddetti poco-sintomatici che hanno avuto un ruolo fondamentale nella diffusione del virus.
  • 1.437 soggetti con tampone e anticorpi negativi (94,8%) pari a 222.730 cittadini veronesi.
  • Conclusione: l’altissima percentuale di cittadini che a maggio non erano venuti in contatto con virus raccomandava di mantenere le misure di contenimento del virus per non mettere in crisi gli ospedali in particolare le terapie intensive.
  • Ricordiamo che dall’ottobre 2020 a dicembre 2021 si è registrata anche a Verona una fase di recrudescenza delle infezioni e che le prime dosi di vaccino anti Sars CoV2 sono state somministrate il 27 dicembre del 2020.

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