Cosa fare quando il figlio si vuole vaccinare e i genitori negano il consenso

Figli minorenni che si vogliono vaccinare e genitori che negano il proprio consenso: succede sempre più spesso tanto. Uno delle ultime pronunce è del Tribunale di Monza (22 luglio 2021). Nel caso di specie un ragazzo di 15 anni voleva vaccinarsi. In un primo momento erano d’accordo entrambi i genitori, separati. In un secondo momento…

Figli minorenni che si vogliono vaccinare e genitori che negano il proprio consenso: succede sempre più spesso tanto. Uno delle ultime pronunce è del Tribunale di Monza (22 luglio 2021).

Nel caso di specie un ragazzo di 15 anni voleva vaccinarsi. In un primo momento erano d’accordo entrambi i genitori, separati. In un secondo momento il padre ha ritirato il proprio consenso. La madre è ricorsa al Tribunale, il quale, dopo aver ascoltato il medico di famiglia e lo stesso minore, si è espresso a favore del vaccino sostituendosi così alla volontà del padre. 

«Senza ricorrere direttamente al Tribunale – spiega la Presidente di Aiaf Veneto Sabrina De Santimi è capitato più volte questa settimana di accogliere genitori in consulenza per decidere insieme cosa fosse meglio fare». Una consulenza che però non può prescindere da due aspetti.  

«In primo luogo – dice De Santi – il mio consiglio è quello di  sentire il parere del medico di famiglia, di valutare con lui se il vaccino sia appropriato per il minore. In secondo luogo è doveroso ascoltare il figlio, soprattutto se si tratta di un “grande minore”, ovvero di ragazzo tra i 14 e i 17 anni. Se entrambi i pareri sono favorevoli, la contrarietà di un genitore mi pare una volontà recessiva rispetto a quella del figlio».

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Nel caso di contrarietà di entrambi i genitori il minore ha diritto di ricorrere al Tribunale autonomamente. Da tenere in considerazione, secondo la Presidente di Aiaf Veneto, il benessere del figlio in senso ampio, non solo strettamente medico. 

«Il Tribunale di Monza – spiega De Santi-  ha valutato la bontà del vaccino non solo sotto l’aspetto, giudicato ovviamente positivo, della salute del minore. Ha tenuto conto anche delle ricadute del vaccino sull’ambito relazionale. Con il vaccino infatti ci sono maggiori certezze  che il minore potrà continuare a frequentare la scuola, praticare il proprio sport, vedere gli amici». 

C’è poi un altro aspetto valutato e da valutare: le ripercussioni della mancata vaccinazione sulla salute delle persone che circondano il minore. E ci sono rischi che le questioni di questo tipo intasino i tribunali?

«Non ci sarà questo rischio nella misura in cui la giurisprudenza si dimostrerà granitica, come è successo nel caso della sentenza del Tribunale di Monza – sostiene l’avvocato De Santi. Dobbiamo ricordare che non esiste solo il Covid e i Tribunali si sono espressi sulla questione vaccinale in più occasioni. Esiste già in merito una giurisprudenza consolidata»

Quindi, tenendo presente quale sia l’indirizzo dei tribunali italiani, meglio ricorrere alla mediazione e alla consulenza di medico e avvocato di famiglia.

«La premessa di tutto questo – spiega De Santi – è la legge 219 del 2017 (legge sul consenso informato) che sancisce un principio molto chiaro. Ognuno ha il diritto, dal primo momento di vita fino all’ultimo, di ricevere informazioni sulle scelte che riguardano la propria salute, in base alla capacità e alla maturità. In modo da poter esprimere la propria volontà»

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