Continuano le polemiche su “Adrian”

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Continua a far discutere il caso di “Adrian”, la serie-evento di Adriano Celentano che fra mille polemiche è arrivata al Camploy e l’ha da poco abbandonato per problemi di salute del Molleggiato, dopo il flop televisivo.

È stata sospesa la serie “Adrian“, che tornerà in autunno, ma non si fermano le polemiche. Negli scorsi giorni l’ex sindaco Flavio Tosi ha inviato un’interrogazione a sindaco e giunta comunale per conoscere i costi a carico dell’amministrazione nei quattro mesi e mezzo di concessione del Camploy, e per sapere se il manager Gianmarco Mazzi sia legato alla produzione di “Adrian”, quale sia il rapporto fra Fondazione Arena e Mazzi, come viene deciso il calendario areniano extra lirica.

Sul Camploy Tosi afferma: «È vero che il Comune ha introitato circa 157 mila euro per la concessione, ma 61 mila di questi sono stati spesi per ricollocare altrove le compagnie teatrali “sfrattate” dal Camploy, senza contare le altre spese per il personale comunale dedicato, la sicurezza e le utenze».

Tosi spiega anche l’interesse nei confronti della posizione di Mazzi. «Sui giornali è stato definito direttore o responsabile dell’extralirica, ma non si sa bene che tipo di contratto abbia, se di esclusiva o meno, con quali poteri. Sulla base di quale valutazione artistica si “costruisce” il calendario della extralirica in Arena? Qual è l’organo che decide l’assegnazione delle serate?» chiede Tosi, che conclude: «Con la mia amministrazione c’era una commissione pubblica scelta appositamente, si raccoglievano le domande e veniva allestito il calendario in modo trasparente. Oggi con Sboarina questa non esiste più. Pare che ora decida tutto Mazzi, nel doppio ruolo di organizzatore di eventi da una parte e di deus ex machina dell’anfiteatro dall’altra. Sarebbe un conflitto d’interessi gigantesco».

Anche il Partito Democratico ha sollevato diversi interrogativi sulla gestione di “Adrian” da parte dell’amministrazione. «Certo non è colpa di Sboarina se lo show è andato male o se i contenuti non erano all’altezza» aveva detto Elisa La Paglia. «È invece precisa responsabilità del primo cittadino aver usato l’autorità della propria carica per far passare per culturale una iniziativa che con la cultura e la promozione culturale della città non ha e non aveva nulla a che fare. Questo al solo scopo di giustificare lo sfratto di decine di compagnie amatoriali e professionali che legittimamente utilizzavano il Camploy e dare mano libera alle iniziative di Gianmarco Mazzi».

È arrivata oggi la reazione da parte della maggioranza, in particolare dei consiglieri Nicolò Sesso, Gianmarco Padovani, Leonardo Ferrari e Daniele Perbellini. «Nessuno è stato sfrattato, nessuno sconto a Celentano, ma l’applicazione della tariffa intera del Camploy (quella che nessuna compagnia veronese paga praticamente mai), nessuna stagione teatrale è senza direttore artistico. Basta arrampicarsi sugli specchi. Quale Amministrazione avrebbe detto no ad un progetto artistico di Adriano Celentano? Si trattava di un progetto innovativo che ben si accoppiava con le caratteristiche del quartiere di Veronetta. Cosa sia successo nel frattempo lo sanno i produttori, non certo il comune che non ha avuto alcun ruolo nella produzione dello spettacolo».

I consiglieri di maggioranza difendono l’operato dell’amministrazione. «Il Comune ha fatto solo il proprio mestiere, affittando il teatro comunale e ricollocando gratuitamente le compagnie veronesi in spazi altrettanto adeguati. Il compito dell’Amministrazione è quello di sfruttare tutte le opportunità che si presentano. Vorremmo sapere se mai qualcuno ha dato la colpa al sindaco di Sanremo se il Festival ha avuto meno ascolti del previsto. Nei 138 giorni di contratto, considerando la dislocazione di tutte le compagnie amatoriali a carico della produzione, si sono guadagnati comunque decine di migliaia di euro in più, che verranno investite nella città e nel teatro».

«È facile puntare il dito a posteriori – è la dura reazione dei consiglieri di maggioranza – ma d’altronde si sa, il PD e i suoi consiglieri applicano il copione della vecchia politica: dire sempre no alle cose fatte e mai fare proposte realizzabili».

«Quanto all’Estate teatrale veronese non c’è nulla fuori posto – continuano Sesso e gli altri della maggioranza -, il direttore artistico Giampaolo Savorelli è attualmente in carica e come prevede il bando avrà la funzione di affiancamento del nuovo, che verrà nominato appena la commissione avrà ultimato la selezione. E visto che Verona avrà un direttore artistico multisettoriale è proprio questa la migliore garanzia contro la paventata “colonizzazione” di Venezia. Ma il Pd non riesce a fare due ragionamenti».