Consiglio, approvata la rinegoziazione mutui fino al 2043
Approvato dal Consiglio comunale di ieri sera, con 26 voti favorevoli e 5 astenuti, la rinegoziazione mutui con la Cassa Depositi e Prestiti e la contestuale variazione al bilancio di previsione 2020/2022.
La Cassa Depositi e Prestiti, in relazione all’attuale emergenza da Coronavirus, si è resa disponibile alla rinegoziazione dei finanziamenti concessi ai Comuni, attualmente in ammortamento.
«L’emergenza da Coronavirus – ha spiegato l’assessore al Bilancio Francesca Toffali – porta con sé la più vasta operazione di rinegoziazione dei prestiti targata Cassa Depositi e Prestiti a favore degli enti territoriali. Grazie alla rinegoziazione e contestuale allungamento del debito fino a dicembre 2043, si potranno ricalcolare le rate di rimborso degli anni 2020 e successivi, con conseguente maggiore disponibilità di risorse per il Comune a fronte dell’emergenza Covid-19. Gli enti territoriali potranno utilizzare le risorse derivanti da operazioni di rinegoziazione senza vincoli di destinazione per quanto riguarda gli anni dal 2020 al 2023. Dal 2024 sarà invece obbligatorio destinare l’utilizzo dei risparmi agli investimenti. Dalla simulazione compiuta dagli uffici competenti, con la rinegoziazione, relativa a 82 prestiti per un debito di 23,4 milioni di euro, si avrà una riduzione delle quote capitali da pagare nel 2020 pari a 1.861.447 euro, nel 2021 pari a 1.376.925 euro e nel 2022 pari a 1.455.962 euro. Questo ci permette di disporre nei prossimi anni di maggiore liquidità, anche se nel suo complesso porta ad un risparmio irrisorio, di circa mille euro».
Con 24 voti favorevoli, 5 contrari e 3 astenuti, sono state inoltre approvate le nuove aliquote Imu e la conferma dei valori delle aree fabbricabili per l’anno 2020.
Nel documento, a firma dell’assessore Toffali, si evidenzia come, con la legge del dicembre 2019, sono state apportate significative novità nell’ambito dell’imposizione locale sugli immobili. In particolare è stato disposto che l’aliquota Imu 2020 corrisponda alla somma delle aliquote Imu e Tasi, prevedendo al contempo, che si possa aumentare ulteriormente l’aliquota massima del 10,6 per mille sino al’11,4 per mille, in sostituzione della maggiorazione del tributo per i servizi indivisibili, applicata nella stessa misura per l’anno 2015 e confermata, senza soluzione di continuità, fino all’anno 2019. Per il corretto mantenimento degli equilibri di bilancio, si propone di mantenere la maggiorazione nell’aliquota ordinaria, applicata anche alle aree fabbricabili. Per quanto riguarda la proposta di spostamento di 15 giorni del pagamento dell’imposta, si tratta di una soluzione che non porta vantaggi economici significativi all’utenza. Infatti, la sanzione statale prevista per un ritardo dei pagamenti fino al 14° giorno è pari allo 0,1% del valore della tassazione.
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