Con titolo straniero negli ospedali veneti? Contrari gli ordini dei medici
Redazione
La Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri del Veneto esprime «forte preoccupazione» per la proposta lanciata dalla Regione sull’assunzione di medici specialisti con titolo conseguito all’estero non ancora riconosciuto in Italia.
Proprio oggi ne ha parlato l’assessora alla Sanità Manuela Lanzarin a Verona.
«Apprendiamo dagli organi di stampa odierni la notizia relativa alla possibile assunzione da parte della Regione Veneto, di medici stranieri con titolo non riconosciuto per l’impiego nelle strutture del Servizio Sanitario Regionale» dice la nota congiunta della Federazione degli Ordini dei Medici del Veneto.
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Tale possibilità trova fondamento nella conversione in legge n. 187 del 9 dicembre 2024 del decreto-legge n. 145 dell’11 ottobre 2024, che ha prorogato fino al 31 dicembre 2027 la norma emergenziale originata durante la pandemia da COVID-19. La disposizione consente l’esercizio temporaneo delle qualifiche sanitarie professionali, inclusa quella di medico, in deroga alle ordinarie procedure di riconoscimento dei titoli esteri.
Rilevano i medici: «Una misura che solo nel contesto emergenziale del 2020 e negli anni immediatamente successivi poteva avere una giustificazione eccezionale. Oggi sembra che si voglia rinunciare all’impiego dei medici italiani, gettonisti, per far largo ai medici stranieri. Non abbiamo mai condiviso l’utilizzo dei medici gettonisti, ma mai ci saremmo aspettati che si rinunciasse a medici italiani laureati e abilitati, molti dei quali anche specialisti, adeguatamente formati dalle nostre università, per affidare i nostri pazienti a medici stranieri extracomunitari senza adeguate garanzie così come previsto dalle leggi sul riconoscimento dei loro percorsi formativi. Non vorremmo mai che la cura fosse peggiore della malattia».
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«La valutazione dei titoli di studio esteri per medici o odontoiatri o per tutte le altre professioni sanitarie, ricordiamo gli infermieri in particolare vista la grave carenza regionale e nazionale, e dei relativi requisiti resta di esclusiva competenza del Ministero della Salute ma tale funzione potrebbe essere delegata alle Regioni attraverso un congruo controllo di qualità e sicurezza».
«I professionisti impiegati in deroga infatti non risultano allo stato attuale iscritti agli Ordini professionali, e quindi sono privi di un numero di iscrizione fondamentale per l’accesso al Sistema Sanitario Nazionale obbligatorio per la prescrizione di ricette sia quella dematerializzata che cartacea, per la certificazione a vario titolo, INPS, INAIL, etc , per il rapporto con le assicurazioni, il possesso della PEC e l’obbligo della formazione continua come previsto dalla commissione nazionale ECM, e di tutte le funzioni necessarie per il servizio e la tutela dei cittadini».
«Gli Ordini infatti su questi colleghi non possono esercitare le dovute funzioni di vigilanza e controllo su titoli, sull’aggiornamento professionale e sul rispetto del codice deontologico. L’assunzione “emergenziale”, senza l’iscrizione all’Ordine come previsto dal Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato n. 233 del 1946, crea anche una evidente disparità di trattamento tra professionisti stranieri, penalizza proprio quei colleghi che, con serietà e rispetto delle regole, stanno affrontando il regolare iter ministeriale di riconoscimento delle proprie qualifiche, comprendente anche l’esame di lingua italiana e la valutazione delle competenze professionali».
«Per questi motivi, chiediamo alla Regione Veneto di farsi promotrice presso il Ministero della Salute, la Conferenza della Regioni e la Federazione Nazionale degli Ordini del Medici e degli Odontoiatri della istituzione presso ogni Ordine Territoriale degli Elenchi Speciali Temporanei a cui iscrivere i professionisti extracomunitari che abbiano ottenuto il riconoscimento dei titoli da parte della Regione. Proponiamo l’istituzione di una commissione regionale che coinvolga l’Università per la valutazione dei curriculum e gli Ordini per le loro funzioni istituzionali».
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