Come sono cambiate le famiglie in Veneto in un anno? Il report di AIAF
Come sono cambiate le famiglie in Veneto in un anno? Il report di AIAF
Come cambia la famiglia, quali sono i nuovi equilibri, le nuove priorità? Verso che direzione si sta andando? È quello che ha raccontato anche quest’anno Aiaf Veneto. L’Associazione degli Avvocati per la Famiglia e i Minori ha infatti raccolto le sentenze più significative dei tribunali veneti dell’anno appena trascorso, le ha raccolte e “massimate”. Quello che ne è uscito, ancora una volta, è una fotografia nitida della famiglia ai giorni nostri.
«È un lavoro che facciamo ogni anno – spiega la Presidente di Aiaf Veneto Sabrina De Santi –.Il diritto di famiglia è una materia in evoluzione costante e vogliamo così tenerne traccia dei cambiamenti, talvolta delle rivoluzioni».
La rettifica del genere
Una sentenza del Tribunale di Vicenza riguarda nello specifico la volontà di rettificare l’identità di genere. Non solo da un lato si riconosce questo intervento come garanzia del diritto alla salute, ma si dà altresì la possibilità di modificare i documenti all’anagrafe ancora prima che l’intervento chirurgico abbia avuto luogo.
«Il ricorso alla modificazione dei caratteri sessuali deve essere autorizzato in funzione di garanzia del diritto alla salute laddove lo stesso sia volto a consentire alla persona di raggiungere uno stabile equilibrio psicofisico. Può procedersi alla modifica degli atti anagrafici anche prima dell’intervento chirurgico volto alla modificazione dei caratteri sessuali primari».
(Tribunale di Vicenza, 16 dicembre 2020 n. 2245 ).
Una sentenza, sempre del tribunale di Vicenza, è andata oltre. Ha stabilito infatti che l’intervento chirurgico non sia necessario ai fini dell’acquisizione di una nuova identità di genere. Si attribuisce così valore alla percezione di sé che prescinde dal sesso.
«Va accolta la domanda di rettificazione dell’atto di nascita avanzata da parte attrice, ancor prima e a prescindere dalla effettuazione di interventi chirurgici ai quali, per il momento, la stessa ha dichiarato di non voler sottoporsi».
(Tribunale di Vicenza Sez. II, 26.06.2020 n. 1053)
Il tema dei trattamenti sanitari obbligatori
Grande risalto alla volontà anche su un altro tema particolarmente sensibile, quello dell’interruzione dei trattamenti sanitari obbligatori.
La spiegazione di De Santi

«Il benessere psicofisico dell’individuo sta assumendo un ruolo sempre più centrale – spiega De Santi -. Diventa centrale e assume dignità e tutela giuridica la profonda percezione di sé al di là del cambiamento dei caratteri sessuali come esito di un intervento chirurgico».
La sentenza del Tribunale
«Il consenso all’interruzione dei trattamenti sanitari, manifestato dal legale rappresentante di un incapace, deve essere realmente espressivo della volontà dell’interessato, la quale va ricostruita sulla base delle sue precedenti dichiarazioni, della sua personalità, del suo stile di vita, dei suoi convincimenti etici e religiosi, risultanti da elementi di prova chiari, univoci e convincenti, affinché sia garantita una decisione nell’esclusivo interesse dell’interessato».
(Tribunale di Belluno, decreto 4.11.2021)
Il divorzio
La maggior parte delle sentenze riguarda poi l’assegno di divorzio. E viene ribadita la linea che aveva già preso piede lo scorso anno. Se fino a qualche anno fa, infatti, la sua funzione era legata al mantenimento del tenore di vita goduto durante di matrimonio, ora non è più così e il cambio pare essersi consolidato.
La spiegazione di De Santi
«L’assegno di divorzio – spiega De Santi – non ha più la funzione di pareggiare le condizioni economiche degli ex coniugi. Fino al 2018 di norma il Tribunale quantificava l’assegno in modo tale da garantire al coniuge economicamente più debole – più spesso la moglie – uno stile di vita simile a quello avuto nel corso del matrimonio. Oggi invece non è più così. L’assegno serve a riequilibrare i rapporti nel caso in cui il divario sia dovuto al fatto che uno dei due ex coniugi (ancora sempre la moglie) abbia rinunciato al proprio lavoro fuori casa per occuparsi della famiglia e dare la possibilità al marito di continuare a lavorare».
Aggiunge: «Merita una riflessione quindi il fatto che ancora tante donne si trovino nella condizione di dover rinunciare al lavoro per poter seguire i figli. La parità tra i coniugi viene perseguita solo quando la famiglia si disgrega. Sarebbe auspicabile invece che politiche familiari efficaci, volte a ricalibrare i carichi di lavoro fossero messe in atto quando la famiglia ha ancora la volontà di esistere».
La sentenza del Tribunale
«La funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi assegnata dal legislatore all’assegno divorzile è finalizzata al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi e, in particolare, al riconoscimento delle aspettative professionali sacrificate per dedicarsi alla cura della famiglia».
(Tribunale di Treviso, 9 febbraio 2021 n. 237)
L’autonomia dei figli
Confermata anche la spinta verso l’autonomia dei figli. L’età massima è stata fissata ai 30.
«Il figlio maggiorenne non può pretendere la protrazione dell’obbligo al mantenimento oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, perché l’obbligo dei genitori si giustifica nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione. Secondo le statistiche ufficiali, in particolare, tale obbligo non può protrarsi oltre la soglia massima dei 30 anni, età a partire dalla quale lo stato di non occupazione del figlio maggiorenne non può più essere considerato quale elemento ai fini del mantenimento (…)».
(Tribunale di Rovigo, sentenza n. 694/2021 del 4 ottobre 2021)
Tracce scritte sulla famiglia, invece, pare non averne lasciate il Covid
«Si è parlato spesso in questi due anni – commenta De Santi – dell’aumento di separazioni e divorzi a causa della pandemia. La verità è che noi non abbiamo numeri a supporto di questa notizia. Sicuramente il Covid ha acutizzato situazioni difficili. Chi si trovava all’interno di un rapporto violento ha subito gravi conseguenze. Ma in generale quello che abbiamo notato è stato l’esatto contrario. Un aumento della vicinanza, della collaborazione. Il Covid ha però portato qualcosa di buono. Molte famiglie hanno infatti scelto di deporre le armi e mettere da parte la conflittualità per affrontare insieme un momento così complicato».
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