Citrobacter, Cobello risponde al Ministero: «Non sono un sanitario»

La commissione ministeriale individua «criticità organizzative» nell'Azienda ospedaliera di Verona, in riferimento al caso Citrobacter. Rimanda le accuse al mittente il commissario Francesco Cobello.

Francesco Cobello AOUI

Il 4 settembre 2020 la commissione nominata dal Ministero della Salute ha effettuato la visita ispettiva all’Ospedale della donna e del bambino di Borgo Trento, in seguito alle infezioni da Citrobacter Koseri che hanno portato al decesso di alcuni neonati nei mesi precedenti.

Si legge nelle cinque pagine della relazione della commissione ministeriale che la visita all’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona ha evidenziato «alcune criticità organizzative, quali probabili cause dell’evento occorso».

L’Aoui di Verona ha diffuso un documento, datato 17 novembre 2020 e firmato dal commissario Francesco Cobello, che ripercorre tutti i passaggi di manutenzione degli impianti messi in campo da maggio 2020, oltre ad altri miglioramenti organizzativi e di sostegno psicologico per il personale coinvolto. La lettera è stata inviata alla Regione Veneto e al Ministero della Salute.

L’Aoui ha voluto esprimere con questo documento alcune considerazioni sulla relazione ministeriale, che conterrebbe «diverse inesattezze che non possono essere taciute».

La relazione del Ministero della Salute, firmata dal direttore generale della programmazione sanitaria Andrea Urbani, individua una «mancanza di forte “governance” della struttura sanitaria da parte dei vertici della Direzione aziendale nelle sue diverse espressioni, tale da non favorire la definizione di un piano chiaro di integrazione tra le diverse strutture aziendali che si occupano di infezioni correlate all’assistenza e conseguentemente di mettere in atto le dovute e immediate azioni di contenimento e miglioramento».

Secondo la ricostruzione della commissione ministeriale, l’Azienda avviò un’indagine già nell’ottobre 2019, che portò all’individuazione di un caso del novembre 2018. Poco dopo, dal 27 novembre 2019, il Servizio di Igiene «attenziona con procedura di osservazione diretta la Tin (terapia intensiva neonatale) per la verifica dei comportamenti del personale e l’applicazione dei protocolli per il controllo delle infezioni e sottolinea nei primi verbali l’assenza di bimbi isolati».

Nella relazione si rileva però che il Comitato infezioni ospedaliere durante le otto riunioni fra 2018 e 2019 non abbia mai trattato il tema Citrobacter Koseri.

«Solo a seguito della segnalazione degli organi di stampa e della richiesta dell’Azienda Zero» del 6 dicembre 2019, riguardo la neonata trasferita al Gaslini di Genova, l’Azienda ospedaliera «istituì una commissione multidisciplinare interna, che si aggiunge agli organismi preposti al controllo delle infezioni già esistenti» continua la relazione. Tale commissione analizzò solo quel caso, concludendo con una «possibile trasmissione verticale madre-feto» si legge «senza dare evidenza» al caso dell’ottobre 2019.

«Tuttavia dal 14 gennaio 2020 la commissione multidisciplinare, a seguito del riscontro di altri tre casi, indica ulteriori interventi per prevenire la disseminazione del batterio. Dalla valutazione dei verbali del servizio d’igiene si evince che nell’incontro del 4 febbraio 2020 per la prima volta viene posto all’ordine del giorno “analisi del fatto per Citrobacter”».

Questo punto viene criticato da Cobello che riporta l’oggetto di una riunione della commissione multidisciplinare del 14 gennaio 2020: «analisi dei casi colonizzati da Citrobacter Koseri in TIN/TIP».

Esplosa l’emergenza Covid-19, a giugno 2020 il direttore generale Cobello istituisce una commissione esterna, mentre Azienda Zero istituisce una commissione ispettiva regionale. La relazione ministeriale afferma poi che Cobello dovesse essere informato almeno dal 6 dicembre 2019 di una infezione da Citrobacter, mentre lo stesso ha più volte detto di essere a conoscenza del problema solo dal mese di maggio 2020.

Su questo replica Cobello «che il Direttore Generale non è un sanitario (né è tenuto ad esserlo) e non ha competenze in ambito medico (né è tenuto ad averne), tant’è vero che, nei suoi compiti di gestione complessiva dell’Azienda ospedaliera, è coadiuvato, nei rispettivi ambiti di competenza, dal Direttore Amministrativo e dal Direttore Sanitario».

Cobello afferma che, non avendo competenze di tipo medico, non era in grado di distinguere un caso isolato da un evento epidemico. «Sostenere che la conoscenza “della presenza di almeno un caso” equivalga alla conoscenza di tutti i casi significherebbe attribuire alla figura del direttore generale, e della stessa Azienda Zero, inopinate capacità predittive».

Il documento del Ministero della Salute parla inoltre mancate comunicazioni ad Azienda Zero di segnali di rischio.

Interpellato sul tema, alcuni giorni fa, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia aveva affermato come la relazione ministeriale non aggiungesse alcuna novità rispetto a quella della commissione regionale.

I genitori dei neonati deceduti e di quelli colpiti dal batterio, da mesi, chiedono risposte e alcuni, da mesi, chiedono le dimissioni di Cobello.

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