Ciclovia del Garda, arriva la barriera spondale Sirive

Il nuovo brevetto Sirive dell’impresa Dalla Gassa è una soluzione a basso costo e basso impatto ambientale per costruire i tratti più impervi della Ciclovia del Garda. Già applicata in via sperimentale in due diversi tratti del percorso, è oggetto di un apposito studio a cura dell'Università di Padova.

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Il tratto Brenzone-Magugnano.

Nove brevetti depositati dal 1993, l’ultimo nel 2020, e una barriera spondale di 95 metri in costruzione ad Assenza, località del Comune di Brenzone sul Garda (VR), per risolvere il problema del passaggio della nuova Ciclovia del Garda nei punti più complessi e con meno margine di sponda su cui poggiarsi. L’impresa vicentina Dalla Gassa, specializzata in riduzione del rischio idrogeologico, si sperimenta in un nuovo settore di mercato, quello della difesa spondale e marittima, con una soluzione che promette di cambiare il volto della cantierizzazione sulle sponde dei laghi.

Ciclovia del Garda

Il brevetto per la nuova barriera spondale Sirive è arrivato a marzo dello scorso anno, ma Dalla Gassa nel frattempo ha già realizzato due lavori con questa nuova tecnica sperimentale tra il 2019 e il 2020. Il primo a Nago-Torbole per costruire una sponda artificiale sul lago di Garda (con espansione di 12×20 metri), commissionata dal Comune per accontentare surfisti e turisti; il secondo per collegare il Comune di Brenzone alla frazione di Magugnano con un nuovo tratto della Ciclovia del Garda, maxi progetto di interesse internazionale lungo 140 chilometri lungo le tre sponde bresciana, veneta e trentina del Garda, che interessa le rispettive Regioni e che costerà almeno 194 milioni di euro, in fase di costruzione.

Assenza in partenza

Giovedì 4 marzo è stato posato il primo ancoraggio per costruire la nuova sponda di Assenza, un cantiere che si inserisce nel collegamento cicloviario del tratto Brenzone-Malcesine. I tempi di realizzazione sono stimati in un paio di mesi, ma basteranno due settimane per costruire la nuova sponda, più un altro paio per rifinirla, meteo permettendo.

Università di Padova

Il dipartimento di Ingegneria civile, edile e ambientale dell’università degli studi di Padova, partner negli anni, sarà coinvolto tramite il laboratorio di Ingegneria idraulica e marittima in un apposito studio del comportamento della nuova barriera spondale grazie a un bando del Mise, vinto dall’azienda Dalla Gassa proprio per sviluppare la tecnologia del brevetto depositato. Allo studio, cofinanziato dall’impresa vicentina, parteciperanno i professori Piero Ruol e Luca Martinelli, docenti di costruzioni marittime e di protezione dei litorali. La barriera spondale Sirive sarà riprodotta in scala per testare eventi di stress meteo-ambientale. I risultati di questa analisi, che andranno consegnati entro la fine dell’anno, serviranno a validare l’innovatività della proposta.

Barriera spondale Sirive

Il nono brevetto inventato da Gaetano Dalla Gassa (classe 1949, fondatore dell’azienda che porta il suo nome nel 1975), depositato il 22 febbraio 2018 e concesso dal ministero dello Sviluppo economico (ufficio italiano brevetti e marchi) il 18 marzo 2020 si chiama “barriera spondale Sirive” ed è un intervento a basso costo e impatto ambientale che permette di allargare le coste di fiumi e laghi attraverso una tecnica di costruzione per costruire rilevati e scogliere sui fondali senza il ricorso a pali infissi, trivellati, palancole, scavatori e subacquei, operando direttamente dalla terraferma, senza compromettere l’assetto ambientale e paesaggistico e tutelando al contempo la sicurezza degli operai impiegati nella realizzazione dell’opera. La barriera viene realizzata sotto il livello minimo del lago, evitando di inquinare e impiegando materiali naturali quali pietra e marmo. I massi ciclopici vengono posizionati direttamente nel lago (o nel fiume) per formare una sorta di catino, vengono collegati tramite ancoraggi di prolunga ai cordoli, fissati a loro volta alla terraferma con micropali e ancoraggi. L’autogru di sollevamento opera da terra ed evita il ricorso a pontoni, perforatrici e sub. Una volta terminata, la barriera viene riempita con massi, ghiaia e sabbia. In base alla lunghezza del tratto di costa i lavori posso durare anche poche settimane e hanno costi decisamente ridotti rispetto a quelli degli attuali interventi analoghi. La tecnica è innovativa, sta già suscitando interesse e ha aperto un nuovo capitolo nell’ingegneria dell’infrastruttura spondale in Italia.

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