«Ci vogliamo vive»: in aula il monito di Verzè contro la mattanza dei femminicidi

Redazione

| 04/04/2025
La capogruppo di Traguardi ricorda Sara Campanella e Ilaria Sula e denuncia la radice patriarcale della violenza sulle donne, chiedendo un impegno concreto per l’educazione affettiva.

Nell’ambito delle Comunicazioni effettuate in aula dai consiglieri comunali, è intervenuta la capogruppo di Traguardi Beatrice Verzè soffermandosi sui continui e ripetuti femminicidi, ricordando la recente scomparsa a Messina di Sara Campanella, una studentessa di 22 anni, e a Roma di Ilaria Sula, anche lei un’universitaria di 22 anni, entrambe vittime a pochi giorni di distanza.

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«I numeri salgono – dichiara Verzè –, continuano a farlo: umiliate, abusate, violentate, molestate, sgozzate, ammazzate. dentro una valigia, in un fosso, tra le mura di casa, fuori dall’università. Una mattanza. Donne ridotte a numeri, a percentuali. Le ultime, Ilaria Sula e Sara Campanella, uccise “per una delusione d’amore”, come la stampa continua falsamente a dire. Ma l’amore no. Non c’entra niente con i femminicidi. Non c’è raptus, passione o rifiuto dietro i femminicidi: ci sono secoli di storia e di cultura patriarcale».

«Sapete cosa c’entra con i femminicidi? Il potere maschile, la conquista, il possesso, il controllo, la sopraffazione, l’incapacità di riconoscere i propri bisogni, concedersi il lusso della fragilità, la virilità messa in discussione, la mascolinità tossica, l’emancipazione femminile, il ribaltamento dei ruoli, il “non piangere come una femminuccia”, il falso romanticismo, la gelosia, l’abbandono, il disonore. Con i femminicidi c’entra anche chi vuole distogliere l’attenzione dal problema: “alcune etnie non hanno la nostra stessa sensibilità verso le donne”, le parole di oggi di un ministro della Repubblica che dovrebbe solo vergognarsi».

Verzè conclude: «Chi insegna l’affettività ai giovani uomini? Sicuramente non lo Stato e non questo governo che non fa altro che rimandare l’urgenza di una vera educazione sessuale e affettiva nelle scuole, senza quella il reato di femminicidio non serve a nulla, soprattutto se siamo già morte. Il patriarcato colpisce anche quei giovani uomini, figli di uno stereotipo machista che la società continua a riproporre, incalzandoli costantemente, spingendoli al massimo della loro virilità. La catena va spezzata. Ora. Per Ilaria, per Sara, per Giulia, per quelle di domani, dopodomani e dopodomani ancora. Ci vogliamo vive».

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