Chievo, ecco la sentenza: -3 punti e multa di 200mila euro
Si è scesi da -15 a -3 punti di penalizzazione e da tre anni a tre mesi di inibizione per il presidente del Chievo Luca Campedelli. Così ha stabilito la sentenza emessa stamattina dal Tribunale Nazionale Federale della Figc. Rigettata la domanda del legale clivense di chiedere l’improcedibilità del processo. Per la squadra, che ha già dichiarato di voler ricorrere in appello, anche una multa di 200mila euro.
Una sentenza decisamente ridimensionata quella emessa dal Tribunale Nazionale Federale della Figc stamattina per il Chievo. La penalizzazione da scontare per la squadra clivense ammonta infatti a soli 3 punti, da scontare nel campionato in corso. Un bel passo in avanti dalla richiesta avanzata ieri di 15 punti. Per il patron della squadra, Luca Campedelli, il periodo di inibizione è stato abbassato da tre anni a tre mesi. Da pagare, inoltre, un’ammenda di 200mila euro.
La società deve questo ridimensionamento alla relazione di Alberto Provasoli e Pietro Mazzola, rispettivamente ex rettore della Bocconi e professore di economia aziendale alla Iulm di Milano, i quali hanno smontato diversi capi d’accusa. Niente da fare, quindi, per la richiesta del legale del club, Marco De Luca, di chiedere l’improcedibilità del processo per la mancata firma da parte del procuratore Giuseppe Pecoraro del deferimento, siglato invece dal sostituto Gioacchino Tornatore: stando al Tribunale, infatti, le procure sono per definizione impersonali.
Nel pomeriggio la società A.C. Chievo Verona ha comunicato la propria posizione attraverso il Legale difensore, l’Avvocato Marco De Luca: “Siamo stupiti e contrariati dall’esito della sentenza odierna. Siamo fermamente convinti, oggi più che mai, che la società abbia sempre agito con correttezza e trasparenza, e che le indagini della procura non siano state fatte correttamente. Riteniamo perciò che il Chievo Verona non meriti questa ridotta penalizzazione, frutto peraltro, con tutta evidenza, della consapevolezza, da parte del Tribunale, della debolezza della tesi accusatoria. Ricorreremo quindi in appello, fiduciosi che la giustizia sportiva saprà alla fine riconoscere le nostre ragioni”.
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