Cda Veronafiere tutto al maschile? Interviene anche la ministra delle Pari opportunità

La discussione sull'assenza di donne ai vertici della Fiera di Verona arriva al Governo. La ministra Elena Bonetti (Italia Viva): «È un fatto grave in sé e per gli effetti che ha sulla comunità di Verona».

Elena Bonetti e Federico Bricolo
Elena Bonetti e Federico Bricolo

La ministra renziana Elena Bonetti sul cda al maschile di Veronafiere: «Fatto grave»

Il “caso Veronafiere” è diventato nazionale. Dopo gli attacchi dei parlamentari del Pd nelle scorse ore, per le nomine tutte al maschile dei sette componenti del consiglio di amministrazione, oggi arriva anche una dichiarazione della ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti.

«L’aver proceduto a nomine di soli uomini nel cda di Veronafiere ritengo sia un fatto grave che colpisce ed è in contrasto con la scelta chiara che come Governo stiamo portando avanti per promuovere pari opportunità e leadership femminile» ha scritto la ministra su Facebook. Bonetti è di Italia Viva, partito che – seppur senza simbolo sulle schede – a Verona sostiene Flavio Tosi.

Continua la ministra renziana: «Non si comprende, tra l’altro, perché non si sia voluto trovare competenze femminili, a meno che non si voglia asserire che non ve ne fossero, cosa ampiamente sconfessata dal numero di profili femminili altamente qualificati nel nostro Paese e nel territorio veneto. È un fatto grave in sé e per gli effetti che ha sulla comunità di Verona, dandole un volto parziale che non merita».

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La polemica era nata qualche giorno fa, dopo l’ufficializzazione delle nomine nel cda di Veronafiere, di cui Comune di Verona è il primo azionista con poco meno del 40 per cento. Presidente è stato eletto l’ex parlamentare Federico Bricolo, anche commissario elettorale della Lega.

Alle accuse aveva già replicato il sindaco Federico Sboarina: «La professionalità delle donne è una cosa seria, che esiste e non va strumentalizzata. Invece la sinistra ci costruisce una speculazione priva di fondamento».

Sul tema si era espresso anche il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, ieri a Verona: «Abbiamo dimostrato, sia io, sia Federico Sboarina, che quando c’è stata occasione di nominare delle signore l’abbiamo sempre fatto, tra l’altro anche in posizioni apicali. Detto questo, a questo giro in Fiera è andata così. Se queste nomine fossero arrivate fuori dalla campagna elettorale, nessuno se ne sarebbe accorto. La polemica è esagerata».

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Federico Bricolo
Federico Bricolo

La deputata Alessia Rotta deposita un’interrogazione alla ministra Bonetti

«Sulle nomine tutte al maschile dei vertici di Veronafiere ho depositato in Parlamento un’interrogazione alla ministra Bonetti, perché si attivi velocemente per chiarire se è stata aggirata la legge che prevede il rispetto della parità di genere nella composizione dei CDA delle aziende pubbliche» afferma la deputata del Partito Democratico Alessia Rotta, candidata al consiglio comunale di Verona a sostegno di Damiano Tommasi. «Siamo davanti a un vero e proprio caso su cui non abbiamo intenzione di lasciar correre».

«Le scuse accampate da Sboarina sono irricevibili, come il suo tentativo di sviare il discorso dai fatti che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Sboarina dovrebbe ricordare che il Pd veronese, quando ne ha avuto l’occasione e la responsabilità, ha indicato due autorevoli figure femminili per la scelta di ruoli di primo piano in Acque Veronesi e Agsm. E tutto il Pd ha saputo anche ammettere gli errori fatti in alcune occasioni rispetto alla rappresentanza femminile, tanto che oggi sono donne tutte le sottosegretarie dem così come le capogruppo di Camera e Senato. Il sindaco Sboarina invece è capace di ammettere l’errore? È capace di assumersi la responsabilità di certe scelte senza gettare fumo negli occhi dei veronesi?» conclude Rotta.

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Alessia Rotta
Alessia Rotta

Le Donne Democratiche valutano il ricorso

«Rientrando nel bilancio consolidato del Comune di Verona, ci sono ampi spazi dal punto di vista giuridico per affermare che Verona Fiere sia tenuta a rispettare la legge Golfo-Mosca del 2012 per il riequilibrio di genere, con la possibilità quindi di rivendicare il quinto dei posti che la legge riserva al genere meno rappresentato (facile indovinare quale sia…) nei consigli di amministrazione e nei collegi sindacali» dicono le portavoce delle Donne Democratiche Verona e Veneto Sabrina Ugolini e Claudia Longhi.

«Quasi ovunque le leggi per la promozione della parità di genere in campo economico hanno dato buoni frutti, contribuendo a rompere il soffitto di cristallo che impedisce alle donne di arrivare ai vertici delle aziende e degli enti. Tranne che a Verona, dove una maggioranza retrograda e arrogante calpesta fino all’ultimo giorno i progressi nei diritti civili e delle persone».

Continuano Ugolini e Longhi: «Offensive le giustificazioni del Sindaco Sboarina il quale, dicendo che le nomine hanno seguito un criterio di competenza, di fatto ha affermato che in tutta la città non ci sarebbe una sola donna in grado di amministrare la fiera. Peggio la toppa del buco».

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