I cavalli selvaggi dell’Italia di ieri nel libro di Fontana

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Matteo Fontana, giornalista e scrittore veronese, ci ha raccontato il suo nuovo lavoro Cavalli selvaggi. Campioni romantici e ribelli nell’Italia di piombo. Parlando di personaggi eccentrici come i calciatori degli anni Sessanta e Settanta, prova a cogliere la tensione sociale di un periodo storico decisamente cupo per l’Italia, dando spazio a quel calcio di un tempo, quando era uno spettacolo popolare con i suoi miti, i suoi eroi.

Secondo recenti studi non esistono più i cavalli selvatici, ovvero quelli mai addomesticati dall’uomo. Tutt’al più ve ne sarebbero di inselvatichiti, tornati alla libertà dopo essere venuti a contatto con l’essere umano. Probabilmente, anche se in senso diverso, è dello stesso pensiero Matteo Fontana, giornalista e scrittore veronese classe 1976, che in questo periodo sta presentando il suo nuovo libro dal titolo Cavalli selvaggi. Campioni romantici e ribelli nell’Italia di piombo, edito da Eclettica. I cavalli di cui parla nelle sue pagine sono di una categoria negli ultimi decenni sempre più avvicinatasi ai riflettori, quella dei calciatori. Fontana, seduto al tavolo di uno degli ultimi pub rimasti in città, davanti ad una pinta di birra e con un occhio alla tv che trasmette una partita dei Campionati del mondo, spiega così la genesi del testo: «Il libro nasce dalla necessità e dal desiderio di raccontare un calcio diverso e distante da quella che è l’attuale realtà del mondo del pallone, così legata al business: volevo riportarlo ad un’epoca in cui era uno spettacolo popolare ed un fenomeno di costume». Un calcio narrato attraverso sprazzi di biografie di personaggi eccentrici, ma non solo. Il racconto di episodi con protagonisti decisamente fuori dagli schemi si inserisce in un periodo storico cupo per il nostro Paese.

Erano gli “Anni di piombo“, periodo di cambiamento, in un’Italia terra di confine tra due aree in conflitto, quella americana legata alla Nato e quella filosovietica. «In quegli anni – continua Fontana – non si delegava ad altri la lotta per stare meglio, ma si lottava per stare meglio. Il calcio era un fenomeno di coesione popolare, di aggregazione e partecipazione». I campioni di cui Fontana parla, personaggi liberi come Gianfranco Zigoni (che tutti i tifosi veronesi sicuramente ricordano), Paolo Sollier, Ezio Vendrame, Giorgio Chinaglia ed altri, erano pienamente immersi in questa realtà. Spiega l’autore: «Non erano personaggi da copertine patinate, bensì eroi di popolo, anticonformisti in un mondo di conformisti. Erano sportivi cresciuti in strada, passati dall’oratorio e arrivati ai club. Di certo non iscritti alle scuole calcio sin da piccoli e dotati di un lungo curriculum di esperienze giovanili come i colleghi dei giorni nostri». Come tali possedevano una veracità che li inseriva a pieno titolo in un periodo scandito da fatti di cronaca nera di una guerra civile non dichiarata, nella parentesi domenicale che doveva essere di festa, ma nella quale si condensava comunque la rabbia sociale che Fontana prova a cogliere nelle 313 pagine del suo volume.

 Il calcio, quella religione laica che racconta un popolo
Il calcio non è l’unica passione sportiva di Fontana, che lo definisce “religione laica e storia di popolo”, ma è quella che vince per distacco. Tanto da definire il Mondiale che si sta disputando in Russia «di una notevole gradevolezza anche per l’assenza della nostra Nazionale, che fa sfumare le tensioni ed apprezzare il gioco». Il mestiere di giornalista richiede naturalmente obiettività e questo mitiga un cuore Hellas che però non è stato mai nascosto. È stato coautore del libro La maglia gialloblù, dedicato alle divise del Verona, e di All’inferno andata e ritorno sulla discesa del club in Serie C e Lega Pro. Ha pubblicato anche Il miracoliere, volume biografico su Osvaldo Bagnoli, allenatore dello scudetto gialloblù. Anche se immerso nella promozione del nuovo volume, qualcosa che frulla nella mente di Fontana già c’è: «I lavori in preparazione sono due: uno è già concluso ed è di natura prettamente calcistica, mentre l’altro è di natura sportiva e posso anticipare che sarà un’altra escursione in un mondo, fatto in qualche modo di cavalli selvaggi».

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