Case di riposo, i sindacati contro i rincari delle rette
Rette insostenibili e liste d’attesa sempre più lunghe per un’utenza che cresce velocemente. La situazione delle case di riposo in Veneto e a Verona peggiora, come sottolineato dai sindacati CGIL SPI, CISL Pensionati e UIL Pensionati che, in una nota congiunta, denunciato lo stato di difficoltà a cui devono far fronte migliaia di famiglie, sia per quanto riguarda l’attesa per l’ingresso nelle strutture, che per il rincaro dei costi nelle 71 case di riposo sul territorio veronese.
«Noi, come organizzazioni sindacali, ci opponiamo fermamente agli aumenti inaccettabili delle rette delle case di riposo che da più parti in questi giorni sono annunciati come inevitabili. – si legge nella nota – Di fronte agli annunci diffusi da varie fonti riguardo agli aumenti delle tariffe nelle strutture per anziani, è imperativo sottolineare che non rimarremo impassibili. Denunciamo con forza che questa difficile situazione sociale delle persone non autosufficienti sta ricadendo pesantemente sulle loro spalle e sulle famiglie».
«Attualmente, una persona che necessita di assistenza in una struttura per anziani si trova ad affrontare tariffe che superano i 3.000 euro al mese senza impegnativa regionale e oltre 2.000 euro con tale impegnativa. – continuano i sindacati – Le impegnative della Regione Veneto sono assolutamente insufficienti per far fronte ad una richiesta di assistenza sempre più grande e che è destinata a crescere nei prossimi anni vista la dinamica demografica. Riteniamo scandaloso e deplorevole che il Fondo regionale per la non autosufficienza non sia aumentato per affrontare la domanda che in questi mesi allunga la lista di attesa che al momento è di 1.600 persone. Le impegnative di residenzialità sono fondamentali, oltre all’indennità di accompagnamento, per affrontare i costi a dir poco impegnativi per le famiglie che in molti casi devono vendere i propri beni per garantire assistenza ai propri cari».
«Le difficoltà che stanno vivendo le case di riposo le famiglie degli ospiti rappresenta, peraltro, soltanto la punta dell’iceberg di una condizione sociale in via di grave deterioramento: per ogni anziano non autosufficiente che trova posto in una casa di riposo ce ne sono almeno 4 che vengono assistiti a casa: circa l’85% delle persone non autosufficienti vengono infatti assistiti a casa con l’ausilio dei caregiver (familiari), assistenti familiari (badanti), Adi (assistenza domiciliare integrata) e Sad (servizio di assistenza domiciliare)» concludono le sigle sindacali.
Le richieste sono almeno cinque, come riportato nella nota stampa: «Riforma Regionale delle Case di Riposo: la Regione Veneto deve urgentemente promuovere una riforma delle case di riposo, una questione che è stata irresponsabilmente rimandata per troppo tempo; aumento Significativo delle Impegnative Regionali: chiediamo un incremento significativo delle impegnative regionali per sostenere le famiglie nell’ambito sanitario; aumento del Fondo Regionale per la Non Autosufficienza: è essenziale aumentare il finanziamento del fondo regionale per la non autosufficienza al fine di migliorare le condizioni di coloro che dipendono da queste strutture; applicazione dell’Aliquota Irpef Regionale per i redditi alti: per garantire una maggiore equità, chiediamo l’applicazione dell’aliquota Irpef regionale per i redditi più elevati; per quanto riguarda il punteggio per il riconoscimento delle impegnative sanitarie individuali (schede Svama), la valutazione andrebbe conferita a un’unica commissione territoriale Ulss 9 e non più a livello distrettuale. A “parità” di condizione psico fisica dei richiedenti si riscontrano “discresie” applicative da distretto a distretto».
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