Case di riposo, CISL FP: «A rischio gli infermieri extraeuropei che già lavorano a Verona»
Il grido di allarme, lo lancia Giovanni Zanini, della CISL FP Verona: «Se il Milleproroghe dovesse scadere, il Veneto si troverebbe con mille infermieri in meno. Siamo circondati da professionisti italiani, ma di origini extraeuropee, che sono sfruttati, spremuti, per poi essere gettati senza riconoscimenti».
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Ciò che denuncia la compagine veronese della CISL FP Verona che segue sanità privata e case di riposo è «una situazione forse sconosciuta ai più, ma di pressante emergenza per quello che potrebbe verificarsi a breve e senza interventi correttivi. Parliamo di molte infermiere veronesi, originarie di Paesi al di fuori dell’Europa, oggi abbandonate, ma fondamentali ai tempi della pandemia per far fronte alla carenza infermieristica, approdate attraverso il decreto Milleproroghe a vari enti privati, in particolare case di riposo, che in tal modo hanno potuto assumerle in qualità di infermiere, nonostante i loro titoli di studio non fossero riconosciuti in Italia e perciò non fossero iscritte all’albo professionale».
«Per molte di queste lavoratrici – continua il sindacato – il percorso è stato un vero calvario sin dal loro approdo in Italia. A partire dalla domanda effettuata al Ministero della Salute per farsi riconoscere il diploma di infermiere, conseguito nel proprio Paese di origine, e respinto per la mancanza di tre mesi di tirocinio, per finire con la risposta ottenuta dall’Università italiana che ha chiesto loro di ripartire da zero con l’intero percorso di laurea, non considerando quanto magari già fatto nel proprio iter di studi. A questo punto molti di questi lavoratrici hanno optato per l’assunzione come OSS, salvo poi essere “recuperate”, dopo anni di lavoro in corsia, come infermiere in strutture private per la necessità di supportare la fase acuta e drammatica dell’emergenza Covid».
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Alcuni dati, per il Veneto, stimano che «siano circa 800 le persone che potrebbero trovarsi abbandonate nel limbo normativo». C’è chi propone l’istituzione di un “albo speciale” a cui iscriverle, ma per Giovanni Zanini, della CISL FP Verona, una «soluzione seria e coerente con l’iter lavorativo già svolto da questi operatori sanitari» ci sarebbe: «fare una moratoria che permetta di inserire tutte quelle infermiere che ormai il «tirocinio» Io hanno fatto nelle strutture in cui operano. Non è opinabile, infatti che l’esperienza questi operatori l’abbiamo maturata sul campo (e in fondo è questo l’obiettivo del tirocinio), offriamo loro la possibilità di essere riconosciute dall’albo e, al contempo, scongiuriamo il tracollo della nostra sanita privata».
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