Con l’incedere della pandemia, e l’inizio della seconda ondata, l’emergenza sanitaria si è evoluta in una emergenza economica e sociale. Tra attività chiuse, famiglie da mantenere e sostegni economici non sempre adeguati, stando ai dati della banca mondiale, entro la fine del 2021 la pandemia potrebbe portare all’estrema povertà ben 150 milioni di persone. E in questi mesi sono tanti anche i veronesi che, magari per la prima volta, si sono trovati costretti a chiedere un aiuto. A confermarcelo è Barbara Simoncelli, responsabile area progetti e coordinamenti di Caritas Verona.

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«Noi quando siamo intervenuti nell’emergenza, all’inizio di marzo, abbiamo avuto nei nostri empori della solidarietà in città un raddoppio delle richieste d’aiuto, mentre nella provincia abbiamo registrato un incremento del 30%. Di fatto le persone che si sono rivolte a noi hanno continuato a chiederci aiuto e abbiamo individuato le persone più fragili: coloro che avevano lavori precari o avevano perso il lavoro e quindi non avevano le risorse economiche per tamponare quel periodo di stop delle attività. Una quota importante di queste persone ha ripreso a lavorare con l’estate, ora vedremo cosa accadrà in autunno».

L’identikt dei “nuovi poveri” è chiaro, come ci spiega Simoncelli: «Abbiamo avuto sabato il nostro coordinamento delle Caritas e il disegno che ne è uscito è quello di donne, per il 74%, con minori, legate a lavori stagionali o precari o, ancora, in nero. Un’altra novità per noi è l’età, perchè si è abbassata l’età media di queste donne che si rivolgono a noi: parliamo di persone sotto i 45 anni ed è un dato inquietante. Per la prima volta vediamo rivolgersi a noi persone che fino a poco tempo fa avevano un reddito superiore ai mille euro».

«Se parliamo della città la percentuale è del 65% di stranieri a fronte di un 45% di italiani. – spiega Simoncelli – In provincia siamo allo stesso livello, quindi in qualche modo nelle emergenze si vedono gli italiani uscire maggiormente, anche se a volte prevale prima il pudore. Un altro dato importante è sull’unione di forze creata con il comune di Verona, con cui abbiamo creato una rete per non lasciare indietro nessuno. Sappiamo però che ci sono delle povertà nascoste. La percezione è che la pandemia ha fatto uscire allo scoperto, ma ci sono persone che vivono al limite della povertà e che probabilmente vedremo per la prima volta in questa seconda fase autunnale. Come Caritas Diocesana sappiamo infatti che non è il cibo quello che manca sul territorio. Spesso la povertà, quella più fragile, è legata a processi culturali ed educativi che permettono di cogliere le opportunità e creare rete sul territorio».