Carceri al collasso. L’Associazione Coscioni: «A Verona situazione allarmante»
Redazione
Le condizioni del carcere di Verona Montorio destano particolare preoccupazione nel quadro già critico emerso dalle relazioni rese pubbliche dall’Associazione Luca Coscioni, che ha ottenuto la documentazione dalle Aziende Sanitarie Locali tramite un accesso civico lanciato nel dicembre scorso. Si tratta di un primo passo verso una maggiore trasparenza sullo stato delle carceri italiane, da anni oggetto di denunce per sovraffollamento e inadeguatezza delle strutture.
A Verona, la situazione si presenta tra le più gravi del Veneto. I dati forniti dall’Azienda ULSS 9 Scaligera parlano chiaro: a Montorio si trovano attualmente 592 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 355 posti. Questo significa oltre 230 persone in più rispetto al numero massimo previsto, con un tasso di sovraffollamento che supera ampiamente la media nazionale, già critica, del 134,29%.
Le condizioni strutturali e igienico-sanitarie, stando a quanto riportato dall’associazione, aggravano ulteriormente il quadro. Le celle risultano prive di bidet, acqua calda e raffrescamento, con docce fatiscenti e ambienti disordinati, spesso inadeguati.
Particolarmente allarmante è la situazione delle camere per l’osservazione psichiatrica. Le relazioni parlano di ambienti privi di impianti funzionanti, a fronte di una popolazione carceraria in cui la tutela della salute mentale dovrebbe essere una priorità. «Nella stragrande maggioranza dei casi – si legge in una nota dell’Associazione – negli istituti di pena italiani non sono stati effettuati neanche interventi di ordinaria amministrazione, una negligenza che, già grave di per sé, si acuisce per il sovraffollamento di oltre il 134%».
L’Associazione ha annunciato l’intenzione di proseguire nelle azioni legali contro la negligenza dell’Amministrazione penitenziaria e il mancato rispetto delle raccomandazioni sanitarie da parte del Ministero della Giustizia. Rimane attiva anche FreedomLeaks, piattaforma per le segnalazioni anonime di violazioni del diritto alla salute all’interno degli istituti di pena.
I dati delle carceri in Veneto
Le relazioni sono state inviate dalle aziende sanitarie locali (Aulss 1 Dolomiti, Aulss 2 Marca Trevigiana, Aulss 3 Serenissima), che denunciano situazioni al limite della vivibilità, tra sovraffollamento, carenze igieniche, infiltrazioni, muffa, e servizi essenziali assenti, come l’acqua calda e impianti di areazione.
Belluno – Nella casa circondariale si riscontrano infiltrazioni, muffa, carenza di docce, infissi da sostituire, muri da tinteggiare, celle senza acqua calda e sezioni chiuse per inadeguatezza strutturale. La sezione dedicata alla tutela mentale necessita di riapertura urgente.
Treviso – La situazione è definita “di sovraffollamento evidente”: 231 detenuti su una capienza regolamentare di 141. Mancano docce nei servizi igienici, non c’è acqua calda, e si segnalano muffe persistenti, arredi logori e condizioni strutturali inadeguate. Urgente anche un piano per la prevenzione della legionella.
Venezia – Le strutture di Santa Maria Maggiore e Giudecca sono oggetto di monitoraggio costante, ma le questioni relative alla restrizione fisica e alla sicurezza rimangono aperte, rimandate ai Ministeri competenti e ai direttori penitenziari.
Vicenza – Il deterioramento è evidente: 357 detenuti su una capienza di 278. Cucine non idonee dal punto di vista igienico-sanitario e celle dei semiliberi sovraffollate completano un quadro in peggioramento rispetto al 2023.
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