Cantina Valpolicella Negrar, Bighignoli: «Vendemmia in anticipo. Costi alle stelle»

Il presidente di Cantina Valpolicella Negrar, Lorenzo Bighignoli, è intervenuto durante la trasmissione "Protagonisti" per parlare della storia dell'Amarone, della vendemmia 2022 e dei costi esorbitanti a cui le cantine vitivinicole dovranno far fronte nei prossimi mesi.

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Costi in aumento, la vendemmia alle porte e un vino che richiede grande attenzione. Anche le cantine vitivinicole sono chiamate a fronteggiare questo periodo di crisi nel mese che, per eccellenza, le vede protagoniste.

Tra cambiamenti climatici e mancanza di manodopera sono tante le incognite che stanno affrontando diverse realtà del territorio. Ce ne ha parlato anche Lorenzo Bighignoli, presidente di Cantina Valpolicella Negrar, della quale ci ha raccontato le origini. Cavallo di battaglia della cantina è, ovviamente, l’Amarone, che per nascere segue un iter tutto particolare.

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Presidente Bighignoli, come è nata la Cantina Valpolicella Negrar?

Cantina Valpolicella Negrar è nata nel 1933 per iniziativa di sei personaggi di livello: c’erano dei nobili, c’era un podestà, c’era un ingegnere e si sono messi insieme per far nascere questa cantina, per essere competitivi con dei commercianti che usavano uve non tipiche della Valpolicella. Loro sono partiti già fin dall’inizio con vino imbottigliato, cioè una caratteristica un po’ unica per una cooperativa. È stata per un periodo insediata a Villa Mosconi, a Novare. È una sede molto bella come tutti conosciamo, adesso abitata e di proprietà della famiglia Bertani. Dopo si è spostata in una seconda sede, a Santa Maria di Negrar, e da ultimo la sede attuale. Attualmente ha 750 circa ettari di vigneto, pari a 240/250 aziende che ci portano l’uva.

Tante cantina della Valpolicella sono convinte di aver scoperto per prime l’Amarone. Ma come è andata davvero?

Ogni cantina riconosce un proprio merito nell’aver scoperto per primo l’Amarone. E invece sembra che un nostro enologo che faceva i regolari travasi del Recioto, una volta si sia dimenticato di fare i travasi e assaggiando il vino non travasato adeguatamente, ha sentito che non aveva le caratteristiche del Recioto. Ha detto: «Questo è un vino amaro, potrebbe essere un Amarone». Da lì è nato il discorso dell’Amarone. Comunque già dai primi del Novecento io ho visto che c’erano delle bottiglie di Recioto Secco, quindi già c’era un vino non più dolce come Recioto. Però il mercato era del Recioto e non si fidavano a uscire con un vino esclusivamente amaro.

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L’Amarone è un vino apprezzatissimo anche all’estero, soprattutto dai tedeschi…

Sì, direi che c’è una grossa richiesta di Amarone dal Nord Europa. I tedeschi in particolare. L’anno scorso abbiamo fatto quasi 11 milioni di bottiglie, delle quali 1 milione e 200mila di Amarone. Quindi un numero molto importante di vino, che è molto richiesto, mentre altri vini possono avere anche un lieve calo. È un vino importante, che ha una grossa personalità, da accostare a delle carni, formaggi stagionati, anche pesce.

Quest’anno avete ottenuto, per la quinta volta, il primo posto nella Top 20 Weinwirtschaft, la classifica delle migliori coop del vino italiane, altoatesine escluse. Una grande soddisfazione.

È un riconoscimento che ci fa veramente molto piacere, perché tra tutte le cooperative, ci hanno riconosciuto il primo posto per la qualità e per la bontà del prodotto. Del resto la qualità dell’Amarone è legata un po’ a tutta la filiera lunga: seguiamo i contadini e gli agricoltori già nel vigneto, facciamo una selezione di uve quando arrivano in cantina per fare l’Amarone. Dopodiché lo mettiamo nei soliti luoghi per l’essiccamento e dopo abbiamo degli enologi che scelgono le uve migliori, quindi direi che c’è una grossa ricerca della qualità anche con la possibilità di scegliere dato l’importanza quantitativa delle uve.

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Siamo ormai a settembre, la vendemmia è praticamente iniziata. Cosa vi aspettate dalla raccolta di quest’anno?

La vendemmia quest’anno è iniziata circa dieci giorni prima rispetto all’anno scorso. Il prodotto è di qualità non eccelsa, perché per esempio l’uva ha una bassa acidità legata chiaramente alla siccità e quindi questo dà meno colore al vino. Però direi che la quantità è sufficiente. Ci sarà un calo del 10% di produzione rispetto all’anno scorso e il prodotto è un buon prodotto.

Come vede il futuro della Valpolicella?

Io lo vedo molto bene perché il prodotto è valido, la direzione è buona e si fanno delle scelte razionali. L’unico problema del momento è quello che sappiamo dell’energia e il problema della guerra. Anche nel nostro caso quest’anno ci troveremo circa 700.000€ in più di energia. Quindi, per carità, la cantina può far fronte, ma per le piccole cantine è una mazzata che non so se possono sostenere.

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