Camilla Fascina, l’amore per la musica (e per il mare)

La cantautrice, con la sua musica, sensibilizza il pubblico all'amore, alla protezione e alla cura per il mare, il polmone blu che ci fornisce il 70% dell'ossigeno che respiriamo.

Camilla Fascina
La cantautrice Camilla Fascina.

La cantautrice Cammilla Fascina racconta negli studi di Verona Network com’è nato il progetto Corally, in sinergia con l’associazione Sea Shepherd Italia, che difende il mare contrastando la pesca illegale, i bracconieri e rimuovendo la plastica dal mare. Corally è un progetto musicale che ha l’obiettivo, attraverso la produzione di canzoni in inglese e in italiano sull’ecosistema marino e le sue problematiche, di sensibilizzare l’uomo al rispetto, all’amore e alla protezione della natura e soprattutto del mare, che costituisce il 70% dell’ossigeno che respiriamo sulla Terra.

Come sei arrivata a intraprendere questo percorso verso il cantautorato?

È un grande amore per la musica che fa nascere tutto. Fin da piccola ho sempre seguito musical, canto, teatro e ho deciso di studiare queste tre arti sorelle. Cantare mi dà una grande gioia ed è per me un canale di liberazione e di comunicazione alle persone. Ma non mi bastava. Sentivo il bisogno di dover anche raccontare le mie storie con le mie parole alle persone e quindi ho unito al canto lo studio della composizione. Ho vissuto tanti anni a Verona e ho iniziato a studiare all’Accademia Superiore di Canto e ho approfondito i miei studi nella composizione proprio per poter scrivere il testo e la musica delle storie che volevo raccontare cantando. Questo amore per la musica si unisce poi a un grande amore per il mare. Fin da piccola sono stata abituata a osservare il mare e a scoprire che sotto la misteriosa coperta blu si nasconde un mondo.

Com’è nato il progetto musicale Corally per Sea Shepherd Italia?

Due anni fa a Bassano del Grappa c’era un grande concerto dal titolo “Music for the Ocean”, dove tutte le band donavano il proprio cachet per finanziare le campagne Sea Shepherd in mare di salvaguardia delle specie marine. Lì ho conosciuto il presidente dell’associazione Andrea Morello e il direttore artistico di Sea Shepherd global Ghert Fons. Loro hanno visto questo mio concerto dove già avevo lanciato Serendipity, un brano girato sott’acqua che rimandava a temi marini. In quell’occasione mi hanno proposto di essere la voce del mare e di evidenziare nel mondo musicale le problematiche dell’ecosistema marino causate dall’uomo. Mi hanno chiesto di raccontare cosa succede nel mare che grida e soffre e di denunciare gli abusi e i crimini che vengono commessi, ma che rimangono sotto la coperta blu del mare.

Del mare si parla quando arriva agli onori delle cronache una tragedia o eventi di sensibilizzazione ma poi non si approfondisce la condizione dell’ecosistema marino che dovrebbe essere più approfondito.

Il mare è per noi una grande fonte di ossigeno. Non esiste solo il polmone verde, ovvero gli alberi, ma anche il polmone blu, in quanto il mare, con il fitoplancton, regola la temperatura terrestre assorbendo grandi quantità di anidride carbonica. La nostra vita dipende quindi dal mare e possiamo compiere delle azioni quotidiane per proteggerlo. Il primo brano pilota che ho scritto per il progetto Corally si intitola The victory of the whale, ovvero La vittoria del capodoglio. Si ispira alle cronache di Moby Dick e racconta il momento in cui il capodoglio distrugge la nave dei cacciatori di balene. In questo brano musicale metto in evidenza come Moby Dick cerchi di difendere la propria specie dall’uomo e come la natura abbia il potere di farsi giustizia. Bisogna comprendere che gli animali hanno un’importanza fondamentale nel nostro ecosistema e che l’uomo non agisce sempre in modo corretto. La canzone racconto la crudeltà dell’uomo nel mare dal punto di vista di Moby Dick.

Com’è stato come cantautrice cercare di mettersi nei panni del capodoglio, di questo animale?

Bisogna togliersi dalla visione antropocentrica che tutto ruota attorno all’uomo. Tutti gli esseri hanno una funzione su questa terra e ci deve quindi essere rispetto, cura e attenzione. Mi sono quindi immedesimata nei panni del capodoglio e nella mia canzone mi rivolgo agli uomini chiamandoli cannibali, in quanto per profitto o per interesse distruggono l’ecosistema. Cannibali è una parola chiave e rimanda a un altro episodio delle cronache di Moby Dick. Alcuni naufraghi della nave che era stata distrutta dal capodoglio sopravvivono ma dopo un po’ non hanno più cibo e si ritrovano a dover mangiare la carne dei propri compagni. Questo è un altro elemento chiave che ci fa capire che se non rispettiamo, amiamo e proteggiamo la natura, lei si ritorce contro di noi per autoconservarsi. Se noi compiamo dei crimini contro la natura, siamo infatti destinati all’autodistruzione.

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