Bovolone: protesta dei richiedenti asilo per lavorare
Protesta dei profughi a Bovolone stamattina alle 9 sulla provinciale per Cerea-Legnago, dove un gruppo di manifestanti ha bloccato la strada lamentandosi delle richieste disattese per ottenere un codice fiscale, necessario per lavorare, e delle condizioni di sovraffollamento nella struttura ospitante, un’ex-azienda agricola dove i 45 richiedenti asilo vivono dal 10 maggio 2017. Sul posto la polizia municipale e i carabinieri, che sono riusciti a sgomberare la strada accordandosi con il gruppo per un colloquio e un sopralluogo della struttura. Il sindaco di Bovolone: “Attendiamo risposte dallo Stato”.
Hanno bloccato la provinciale per Cerea-Legnago protestando contro gli impedimenti burocratici che non gli permetto di avere un codice fiscale e, quindi, di lavorare. È successo stamattina a Bovolone, in via San Pierino, dove il traffico è stato bloccato da più di un’ora proprio a causa della manifestazione inscenata da alcuni dei 45 richiedenti asilo ospitati in una ex-azienda agricola dal 10 maggio 2017.
La protesta è iniziata intorno alle 9, quando i profughi si sono schierati in mezzo alla strada bloccando la circolazione. Oggetto delle richieste è stato principalmente l’ottenimento di un codice fiscale, mentre alcuni hanno anche richiesto la carta d’identità, subordinata però all’ottenimento della residenza. Lamentele anche per quanto riguarda le condizioni di vivibilità all’interno della struttura ospitante che, secondo i richiedenti asilo, sarebbe sovraffollata.
Sul posto sono intervenuti subito la polizia locale, per deviare il traffico, e i carabinieri che, grazie al comandante Antonio Bortolozzo, hanno trovato un accordo con i manifestanti con un colloquio e una visita interna alla struttura a patto della sospensione immediata della protesta in strada.
Anche il sindaco di Bovolone, Emilietto Mirandola, si è espresso sulla vicenda: “La politica di gestione dei richiedenti asilo adottata dallo Stato centrale non funziona e quello che si è visto oggi a San Pierino ne è la prova. Paghiamo scelte fatte a centinaia di chilometri da qui che, a nostro avviso, non garantiscono un futuro a queste persone e che potrebbero provocare problemi di ordine pubblico.
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