Bertucco, “watchdog” della politica veronese

Michele Bertucco, consigliere comunale in opposizione, sostiene alle prossime amministrative Damiano Tommasi. Ambiente e sociale i suoi cavalli di battaglia. Fa della preparazione, della documentazione e dell'approfondimento le sue armi vincenti per "attaccare" politicamente la maggioranza.

Michele Bertucco
Michele Bertucco

Continuano le interviste di Verona Network ai politici, in occasione delle elezioni amministrative del prossimo 12 giugno. Questa volta è stato nostro ospite nei nostri studi Michele Bertucco, consigliere di Verona e Sinistra in Comune. Bertucco racconta la sua esperienza politica in opposizione al servizio del sociale e dell’ambiente.

Lei è stato, poco più che ventenne, consigliere comunale addirittura per due mandati per il Comune di Sona. Quindi è una passione per la politica che è iniziata davvero dai banchi di scuola.

Sì è iniziata dai banchi di scuola come rappresentante di istituto ed è proseguita in consiglio comunale a Sona. Poi ho fatto questa esperienza prima come presidente di Legambiente Verona e poi come presidente regionale di Legambiente Veneto. Nel frattempo, anche sul lavoro, ho svolto attività sindacale nel settore del credito.

Nel 2012 c’è stata poi questa partecipazione alle primarie di coalizione per il centrosinistra per la candidatura a sindaco. Sapevo che era un compito difficile, perché dovevo battermi contro un sindaco uscente che aveva un forte consenso popolare. Quello che però mi era stato chiesto, e che penso di aver fatto in quegli anni e anche successivamente, è quello di aver cercato di portare competenze, esperienze e preparazione nell’ambito del consiglio comunale.

I risultati si sono visti su tutta una serie di temi che sono stati attenzione della città quando sono stato in opposizione e poi anche successivamente nel 2017 quando mi sono candidato nell’area di sinistra. Voglio ricordare due risultati: la vicenda dell’ex Cardi, dove sono riuscito a bloccare l’intervento scoprendo le polizze false. Se poi torniamo indietro nel tempo, penso alla vicenda dell’ex sindaco Giacino dove, attraverso un esposto che avevo preparato, poi si è arrivati alla condanna per corruzione e concussione. Ho dimostrato che quell’esposto conteneva tutti quegli elementi che poi naturalmente sono stati validati e avvalorati da parte della magistratura della polizia.

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Le dico scherzando che, se non avesse questa passione politica, potrebbe fare tranquillamente il giornalista, in particolare il “watchdog journalist” (cane da guardia). Le viene riconosciuto infatti questo aspetto anche di minuziosità, di studio dei particolari di preparazione e non è da tutti. Ci sono consiglieri che non si addentrano così tanto nelle questioni.

Sì, io credo che se si decide di candidarsi e si vuole lavorare per la città, si deve preparare e approfondire i temi ed essere in grado di dare delle risposte, non parlare semplicemente per sentito dire. Ma questi approfondimenti vanno fatti sempre perché servono in tutte le professioni.

Lei ricordava l’attività del giornalista: anche in questo caso, avere tutti gli elementi, aiuta poi a fare domande. Non è cosa di tutti perché vedo uno scadimento molto forte della qualità della politica, sia a livello di consiglio comunale, ma lo possiamo vedere anche a livelli più alti, dalle Regioni al Parlamento, cioè ne abbiamo casi incredibili.

E poi questa idea che la politica sia una specie di autobus? Abbiamo visto in questa amministrazione non so quanti cambi di forza politica, a volte addirittura anche molto strani o particolari. Insomma, il candidato sindaco del 5 Stelle che passa con la Lega. Consiglieri che passano da Battiti a Forza Italia, per garantire il gruppo consiliare. Gente che entra in Fratelli d’Italia perché c’era una specie di lotta fra la Lega e Fratelli d’Italia su chi aveva più consiglieri.

Francamente, insomma, credo che sia uno scadimento che poi purtroppo si vede anche nell’attenzione che i cittadini e le cittadine danno alla politica. Spesso si pensa che chi fa politica lo deve fare per chissà quali scopi e interessi, soprattutto magari senza avere una preparazione adeguata. Io vorrei che si ritornasse all’idea che la politica vuol dire mettersi al servizio dei cittadini e delle cittadini e magari di quelli più deboli, di quelli che vivono in quartieri periferici, di quelli che hanno maggiori necessità e che dovrebbero essere aiutati anche di più. Perché la politica dovrebbe dare delle risposte ai bisogni.

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Le tematiche che la caratterizzano di più sono sicuramente quelle sociali e quelle ambientali, visto anche il passato da presidente di Legambiente Verona e poi del Veneto. Diciamo che sono queste le due aree in cui si sente più portato o magari c’è qualche altro ambito?

Un altro ambito di cui mi occupo è quello dell’urbanistica, che è comunque legato all’ambiente. Devo dire che, anche per il lavoro che faccio, ho approfondito molto in questi anni tutto l’aspetto delle partecipate, presentando degli emendamenti. Dopo Roma eravamo la città con più aziende partecipate, erano circa 130 finché non c’è stata una razionalizzazione dovuta anche alla fusione tra Agsm e Aim.

Con questa politica, non con quella del passato, avere tante aziende partecipate significa avere posti e incarichi che vengono dati spesso anche senza competenza e professionalità. Un problema che vediamo persino nella gestione delle aziende stesse. Su questo tema, proprio per l’importanza che hanno queste aziende, ho lavorato molto per approfondire le letture di bilanci e le delibere dei consigli di amministrazione.

Vanno ricordate infatti le vicende dell’aeroporto, di Veronafiere, e di altre aziende come la Amia stessa che per diversi anni ha avuto bilanci in perdita. La vicenda di Fondazione Arena, dove anche su questo tema si lega alla cultura. Sono successe molte cose in questi anni e speravo che si arrivasse a un miglioramento che invece non ho visti arrivare, almeno per il momento.

A breve arriveremo alla questione Tommasi e al fatto che ha messo assieme quasi tutto l’arco del centrosinistra. Torniamo però a una breve parentesi di quel 2017, quando un po’ all’ultimo decise di staccarsi dalla coalizione, in particolare dal Pd, e di candidarsi sindaco con la sua lista. Pesò molto per il centrosinistra questa sua scelta, perché permise a Patrizia Bisinella di arrivare al ballottaggio, anziché alla candidata Orietta Salemi. Tornando indietro, rifarebbe la stessa scelta?

Come ho avuto già modo di spiegare, avevo sostanzialmente preso delle posizioni diverse da quelle dell’allora segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi. Venni praticamente cacciato, anche con attacchi molto duri nei miei confronti, non potendomi accusare di scarsa attività politica, avendola fatta per tempo. Credo che ogni soluzione sia frutto di quel tempo. Era difficile pensare a una soluzione di tipo diverso.

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C’è stato tempo però per ricucire i rapporti in questi anni.

Se si vanno a vedere anche le mi interviste passate, se non attaccato direttamente, ritengo che l’area del centrosinistra debba essere unita e ho sempre lavorato per questo. Non condividevo gli attacchi di tipo personale, né volevo essere escluso perché non renziano. Mi è dispiaciuto questo episodio, tant’è che Orietta Salemi fu una candidata all’ultimo momento. Il Partito Democratico si era creato un’area rilevante, ma era in profonda difficoltà nell’individuare un candidato o una candidata. Il risultato della mia lista fu attorno al 5%, quindi un dato importante, considerando che fino all’ultimo ero quasi convinto di non ricandidarmi. Non volevo essere oggetto di divisione. Dopo essere stato rieletto ho comunque cercato di essere di supporto anche agli altri consiglieri del centro sinistra.

Damiano Tommasi invece è l’uomo giusto questa volta?

Non conoscevo Damiano Tommasi, se non come calciatore e per il ruolo che ha avuto come presidente dell’Associazione Italiana Calciatori. È sicuramente una persona intanto con molto buon senso, intelligente, conscia anche dei suoi limiti e lo dice pure lui tranquillamente. Tommasi viene accusato di non avere esperienza politica, ma se vediamo i risultati delle giunte di centro destra negli ultimi 15 anni, francamente meglio un candidato come lui. Di tutte le promesse fatte non è stata mantenuta nemmeno una: dal traforo alla realizzazione del filobus, dal miglioramento della qualità della vita nei quartieri alla trasparenza delle partecipate.

Se si riesce quindi a creare insieme a lui una squadra di amministratori si può dare veramente un cambio a questa città e riuscire finalmente ad avere una politica che è molto più vicina ai cittadini e alle cittadine e alle necessità dei quartieri. Vorremmo soprattutto portare quella trasparenza che non c’è stata con l’ex sindaco Tosi e che non c’è attualmente con Sboarina, che è un po’ ostaggio di tante fazioni politiche: il sindaco ha in questa fase un profondo amore con Verona Domani. Qualche anno fa, fino alla nomina di Casali a presidente di Agsm-Aim e di Matteo Gasparato al Consorzio Zai, i rapporti erano molto conflittuali. Adesso sono conflittuali con la Lega.

Penso invece che serva un’amministrazione coesa e che abbia ben chiari i propri obiettivi. Deve sapere cosa serve alla città e si possono pensare a tante iniziative che non sono state fatte in questi anni.

Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona
Michele Bertucco

In conclusione Bertucco, ci sono persone che sono molto brave a fare opposizione e tra queste c’è lei, che ha dimostrato in questi anni di essere molto bravo nel suo ruolo. Si sentirà pronto a cambiare qualcosa nel caso in cui le verrà data la possibilità di essere esattamente dall’altra parte, quindi nella maggioranza?

Non cambierà il mio modo di far politica, che è quello dell’approfondimento, indipendentemente dalla mia posizione politica in maggioranza o in minoranza. Cambierà probabilmente l’approccio, in quanto ci si muoverà con la possibilità vera di cambiare e di incidere sulle politiche della città. Io so che è una sfida importante, però ritengo che il compito di un amministratore sia quello di amministrare. Poi se l’elettorato non ti premia, e quindi si va in opposizione, si deve comunque cercare di svolgere bene il proprio lavoro.

A parte questa modalità di approccio, che deve essere diversa, non cambierà molto il mio modo di fare politica. L’approfondimento, lo studio e l’analisi c’è sempre stata ed è una cosa a cui tengo molto. Persino nei rapporti molto tesi col centrodestra mi è sempre stata riconosciuta una certa preparazione e capacità di analisi di alcuni temi. Lo stiamo vedendo anche in questi giorni sulla vicenda dell’ex piano Folin e dell’albergo in centro storico, dove qualcuno ha parlato di un’alleanza sinistra di albergatori, anche se non c’è nessuna alleanza.

Io non so cosa votino gli albergatori perché ci penseranno loro. Io ritengo invece che alcuni di questi temi non possano essere oggetto di approvazione del Consiglio comunale con una deroga urbanistica. Occorre soprattutto avere un disegno complessivo sulle politiche turistiche della nostra città, che è una città sicuramente importante. Il turismo è stato in questi anni di pandemia in crisi, ma rappresenta uno degli aspetti economici più importanti. E credo che chi lavora in questo settore abbia il diritto perlomeno di essere sentito e non di sapere le cose a posteriori non potendo dire nulla.

Un desiderio politico ancora irrealizzato e che magari vorrebbe realizzare o veder realizzato?

Migliorare la qualità della vita nei quartieri. Noi abbiamo dei quartieri periferici dove già sta avvenendo un’integrazione anche con persone che arrivano da altri paesi, persone che lavorano a Verona, che hanno famiglia a Verona, che vogliono vivere la loro vita qua. E questa integrazione va favorita e va aiutata. Per migliorare la vita di quartiere dobbiamo dare quello che non hanno e che sono aree verdi, pedonalizzazione, ciclabilità e servizi. Molti servizi stanno uscendo da questi quartieri.

Poi affronteremo anche in questa maniera i temi ambientali, della qualità dell’aria e della qualità della vita. Però l’approccio deve essere di molta attenzione. Io credo che le persone più svantaggiate devono essere le persone che noi seguiamo di più, alle quali diamo una risposta. A volte anche più complicato, è più difficile, però credo che sia la missione vera di chi fa politica. Se effettivamente la politica è un servizio per i cittadini.

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