Bertucco: «Conferenza di Sboarina? Propaganda»

Il consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune critica il discorso di fine anno che il sindaco ha pronunciato assieme agli assessori presentando i risultati importanti che la giunta ha portato a casa nel 2020. «Ma è così?» si chiede Michele Bertucco, smontando poi punto per punto.

Il consigliere di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco
Il consigliere di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco

Anno nuovo, Michele Bertucco di sempre. Il consigliere di minoranza di Verona e Sinistra in Comune non risparmia nulla all’amministrazione Sboarina facendo, com’è logico, una sana e puntigliosa opposizione. Bertucco, in particolare, oggi torna sulla conferenza si fine anno del sindaco, in cui lo stesso Sboarina ha parlato di “anno orribile”, su cui la giunta avrebbe risposto su tutto e su ogni fronte.

«Ma è così? – si domanda Bertucco – Noi abbiamo i nostri dubbi e vi spieghiamo perché la propaganda supera la realtà».

Ecco i punti che Bertucco contesta:

FUSIONE AGSM – AIM. Il sindaco rassicura la città che l’intesa con Vicenza é cosa fatta, ma l’amministrazione comunale si risveglia con uno sciopero alle porte e i lavoratori Amia che chiedono lo scorporo dell’azienda dalla nuova società con Vicenza di cui appena ieri il Sindaco ha sottoscritto l’atto di fusione. Inoltre Verona è arrivata alla fusione senza il presidente di AGSM, dopo le dimissioni di Finocchiaro, il sindaco per i veti e controveti della sua maggioranza non è riuscito a nominare un presidente credibile, non ha ceduto come aveva promesso le attività estere in Albania di Agsm, non ha razionalizzato le società pubbliche ed ha continutato a far nomine con il “Manuale Cencelli”.

FILOBUS. Stranamente il sindaco non ne parla in conferenza stampa, ma la gestione del progetto filobus, già tragica nell’era Tosi, si sta coprendo di ridicolo sotto l’amministrazione di Sboarina, basta vedere le ben 31 candidature ancora in piedi per il consiglio di amministrazione di Amt e il Sindaco incapace di fare una scelta. Con i cantieri ancora aperti e i lavori fermi in attesa di un progetto chiamato… desiderio.

CENTRAL PARK. Quanto resterà dell’attuale scalo merci da dedicare al tanto annunciato Central Park? Ancora le misure non si conoscono, ma le Ferrovie hanno messo nero su bianco con un addendum (integrazione) all’accordo del 2019 con il Comune di Verona (che la giunta ha ratificato senza battere ciglio a metà dicembre e la cui delibera è stata pubblicata il 24 Dicembre) la quota che si riservano per autofinanziare l’intervento di dismissione: si tratta di 100 mila metri quadrati su una superficie totale di 450 mila metri quadrati nell’ambito dei quali avranno praticamente mano libera: “Sono ammesse tutte le funzioni che non presentino incompatibilità con le finalità generali del programma. Non è ammesso l’insediamento di grandi strutture commerciali aventi superficie di vendita superiore ad 8.000 metri quadrati” scrivono. Nonostante le dichiarazioni del sindaco nel 2024 non ci sarà nessun Central Park e il verde pubblico al momento è circa il 64% dell’area (come da allegato al comunicato stampa del Comune di Verona).

VARIANTE 29. Tutta la poesia, le belle parole, gli inglesismi sulla partecipazione e il recupero del patrimonio edilizio che hanno infarcito la presentazione di stamane della Variante 29 al Piano degli Interventi sono sprecate per tre semplici motivi:

  1. La Variante 29 è un atto dovuto, pena l’impossibilità di promuovere altre varianti, dal momento che il Comune di Verona deve ancora recepire le previsioni della Legge Regione sul Consumo di suolo, che è del 2017. La scelta di recuperare il patrimonio edilizio esistente in luogo di costruire ex novo non è dunque una gentile concessione dell’amministrazione Sboarina ma una prescrizione di legge. Il Comune poi recepisce la normativa con notevole ritardo, e questo significa che, finché ha potuto, segnatamente attraverso la Variante 23, ha continuato a consumare suolo.
  2. Si parla di riqualificazione urbana ma di questa nuova variante né Segala né Sboarina sono in grado di nominare una sola opera pubblica che andrà a migliorare la qualità della vita dei quartieri. Come abbiamo già dimostrato esaminando gli atti propedeutici, a farla da padrone saranno le destinazioni direzionali e commerciali di medio-piccola dimensione.
  3. Non c’è alcuna partecipazione o concertazione: sono i privati che dettano le linee di riqualificazione, secondo i propri interessi legittimi, e il Comune, privo di idee e di visione, che recepisce supinamente tali previsioni. La Variante si fonda infatti su accordi pubblico-privati che porteranno nuove aree direzionali e commerciali e dunque nuovo traffico, in modo particolare a Verona Sud.
    Consumo di suolo o no, siamo ancora fermi ad una concezione dell’urbanistica come messa a profitto del territorio sulla pelle dei quartieri che si dovranno accontentare delle briciole di qualche metro di ciclabile o qualche aiuola.

FONDAZIONE ARENA. Sindaco e Sovrintendente si rallegrano dei buoni risultati ottenuti al botteghino nella precedente stagione 2019, ma ignorano, o fanno finta di ignorare, che la relazione semestrale del Commissario straordinario per le Fondazioni lirico-sinfoniche pone l’accento sulla mancata prosecuzione del piano di risanamento che deve necessariamente passare da una ripatrimonializzazione dell’ ex ente lirico e da una maggiore contribuzione di tutti i soci, Comune e Regione in primis.
Anche questa nuova crisi finora è stata pagata soltanto dai lavoratori che con il Fis, la cassa integrazione per i lavoratori dello spettacolo, stanno rinunciando a più della metà dello stipendio. Le relazioni sindacali sono deteriorate e il rilancio della Fondazione Arena aspetta tempi migliori.
Per il grande patrimonio di conoscenze e professionalità che la Fondazione rappresenta, e per il notevolissimo apporto economico oltre che culturale che essa garantisce alla città, è necessario che ciascuno si assuma le proprie responsabilità e contribuisca al massimo delle sue possibilità per il rilancio della Fondazione Arena.

EMERGENZA CORONAVIRUS. Al sindaco Sboarina come a Zaia chiediamo: a che cosa serve snocciolare quotidianamente i dati dei contagi a reti unificate se poi non ci sono tavoli di confronto nell’ambito dei quali trovare le soluzioni non emergenziali indispensabili alla nostra città?
Allarmisti a giorni alterni, Sindaco e Governatore continuano a ragionare soltanto per convenienza o tattica politica avendo cura di assecondare il sentimento popolare più che contrastare efficacemente gli effetti della pandemia in corso.

NUOVO STADIO. Il sindaco continua a parlare del nuovo stadio come di un progetto reale quando, a parte la dichiarazione di pubblico interesse, voluta a tutti i costi da Sboarina nel dicembre2019, non c’è nient’altro: non una proposta di sostenibilità economica e nemmeno il promesso aumento di capitale sociale da parte della società proponente che, stando ai riscontri risalenti ad una settimana fa, rimane una Srl da 10 mila euro di capitale sociale.

LA REALTA’. Il Sindaco parla d’altro perché non è in grado di affrontare le emergenze della città, a partire dalla sistemazione delle fognature e delle necessarie misure contro le alluvioni, passando per la riorganizzazione della mobilità cittadina, le cui condizioni sono destinate a peggiorare anche sotto l’aspetto dell’inquinamento atmosferico mano a mano che ci avviciniamo alla brutta stagione che porterà ad una qualche riduzione nell’uso di mezzi alternativi. I cantieri del filobus sono ancora aperti malgrado tutti gli ultimatum e i penultimatum di Sindaco e presidente Amt, mentre si è smesso di parlare di un sistema di trasporto pubblico locale all’altezza delle sfide che una grande città come Verona deve decidersi ad affrontare.