L’emergenza sanitaria da coronavirus, che ha trascinato il mondo intero nel caos, si è trasformata negli ultimi mesi in un’emergenza economica e sociale. Tante sono le persone che in questo sciagurato 2020 si sono ritrovate in ginocchio: chi senza più un lavoro, chi con un’attività chiusa, ma pur sempre da mantenere. Anche a Verona molti cittadini si sono rivolti ad associazioni per chiedere aiuto, come ha testimoniato Adele Biondani, presidente del Banco Alimentare del Veneto Onlus.

«L’incremento di richieste è stata una cosa che abbiamo notato fin dai primi mesi del lockdown. Noi facciamo assistenza tramite le nostre associazioni e siamo arrivato a un incremento del 20% rispetto a quello che eravamo abituati a vedere» ha detto Biondani.

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«La cosa più importante è stato cercare di collaborare con le associazioni di modo che la distribuzione delle derrate alimentari fosse costante. Le difficoltà erano molte, soprattutto dovendoci bassare sull’opera dei nostri volontari, che hanno un’età superiore ai 65 anni. Abbiamo cercato il più possibile di aiutare le associazioni per avere continuazione nel loro servizio. Poi abbiamo organizzato le “spese sospese” nei supermercati, abbiamo organizzato una raccolta di prodotti alimentari il più possibile capillare. È vero anche che abbiamo registrato una grande generosità da parte di persone, aziende che hanno deciso di donarci anche solo 10 euro o 20 euro che per noi sono un grandissimo stimolo per continuare a lavorare meglio».

Tante le criticità riscontrate durante i mesi di emergenza, tra cui «la necessità del distanziamento a lavorare: è stata una delle cose più difficili da organizzare anche perchè gli spazi a disposizione non sono grandissimi e quindi abbiamo dovuto riorganizzare i turni in distribuzione e segreteria. Lavorare poi con la mascherina in magazzino non è semplicissimo. Poi dover allontanare i nostri volontari più anziani vuol dire perdere tanto aiuto fisico nella distribuzione. Sicuramente all’inizio c’era anche poca chiarezza su quello che potevamo fare noi e le nostre associazioni».

Con l’avanzare dell’inverno e il nuovo semi-lockdown la situazione sembra destinata a peggiorare: «Per noi è una certezza. Ciò che più ci allarma è che non riceviamo solo più aumento di richieste da parte di associazioni, ma riceviamo richieste di aiuto direttamente dai cittadini e in 25 anni è una cosa che non era mai successa. Per noi è un segnale di grandissima tensione che ci chiama a lavorare ancora di più e meglio. Infatti a fine novembre (dal 21 novembre all’8 dicembre, ndr) ci sarà la colletta alimentare, perchè la continue richieste che riceviamo ci hanno convinti a organizzarla in una forma diversa ma con la stessa sostanza».