Azzardo, audizioni in Consiglio Veneto. Lanzarin: «Al centro la salute dei cittadini»

Nel 2016 i giocatori problematici in Veneto risultavano essere 32.500 e i potenziali ‘malati di gioco patologico’ erano stimati tra i 3200 e i 3700. In Regione si discute delle misure per contrastare le dipendenze.

«Al centro dell’attenzione del legislatore regionale ci dev’essere sempre la tutela dei cittadini e dell’interesse pubblico. Guardo quindi con favore al percorso legislativo in corso in Consiglio regionale per dare al Veneto una legge che affronti a 360 gradi il rischio dipendenze da gioco d’azzardo. Una legge che affida a Regione e Comuni il compito primario di prevenire e di prendersi cura dei giocatori patologici e dei danni sociali che il gioco compulsivo causa. Ma che chiede anche il coinvolgimento delle industrie e degli operatori del gioco per limitare, attraverso codici di autoregolamentazione, norme urbanistiche e provvedimenti fiscali, la diffusione dei punti gioco nei centri urbani».

È quanto sottolinea l’assessore regionale alla Sanità e al Sociale, dopo aver ascoltato – in commissione sanità del Consiglio veneto – le osservazioni degli operatori del settore ‘amusement’, dell’associazione nazionale dei gestori giochi di Stato e dell’Unione italiana Totoricevitori in merito al disegno di legge della Giunta regionale del Veneto sulla ‘prevenzione e cura del disturbo da gioco d’azzardo patologico’. Un disegno di legge al quale sono abbinate altre tre iniziative legislative, di matrice consiliare (Guadagnini, Lega Nord e Negro), tutte orientate a contrastare il gioco d’azzardo patologico e a ridurre il rischio di dipendenza.

«Le somme giocate in Veneto e il numero dei giocatori compulsivi risultano in continuo aumento – sottolinea l’assessore – Nel 2016 i giocatori problematici in Veneto risultavano essere 32.500 e i potenziali ‘malati di gioco patologico’ erano stimati tra i 3200 e i 3700, ma solo uno su cinque si rivolge ai servizi pubblici per chiedere un aiuto a uscire dalla spirale della ludopatia, ormai riconosciuta come vera e propria patologia da prevenire e curare».

La Regione ha attivato già dal 2017 il piano regionale di prevenzione e contrasto in collaborazione con le Ulss, i Serd e le associazioni del territorio, finanziato con 5,3 milioni di euro, per realizzare campagne di sensibilizzazione, formazione per gli operatori, interventi di cura, esperienze di mutuo-auto-aiuto e percorsi residenziali.

«Ma oltre che curare ci interessa prevenire– aggiunge l’assessore – Per questo la Giunta regionale ha predisposto un intervento legislativo a 360 ° che abbina gli impegni di diagnosi, cura e reinserimento dei giocatori patologici a interventi normativi volti a tutelare le categorie più a rischio e la fasce più deboli adottando precauzioni che possono scoraggiare l’insorgere di comportamenti compulsivi».

I 15 articoli della legge-quadro proposta dalla Giunta prevedono distanze minime dei ‘punti gioco’ dai luoghi di aggregazione sociale (300 metri nei comuni con meno di 5 mila abitanti, 500 in quelli con oltre 5 mila abitanti), stop alle aperture ininterrotte delle sale gioco e niente pubblicità di vincite, obbligo di vetrine trasparenti per le sale e le agenzie di scommesse, Irap maggiorata dello 0,92 per cento per gli esercenti che ospitano slot e apparecchiature da gioco. In materia urbanistica e di regolamentazione amministrativa il disegno di legge rimanda ai Comuni, che possono individuare criteri per la dislocazione territoriale dei punti gioco e prevedere incentivi e forme premiali per gli esercenti che disinstallano ‘macchinette’, slot machines e apparecchiature varie da gioco. Le sanzioni previste per violazioni o mancata osservanza della legge potranno arrivare a 6 mila euro.

«Ho riscontrato attenzione e grande sensibilità tra le forze politiche, ma anche tra gli esercenti e gli operatori dell’industria del gioco e delle sale-scommesse – conclude l’assessore – verso iniziative e misure di prevenzione e contrasto di una dipendenza che sta assumendo dimensioni sempre più consistenti e che va affrontata anche sul piano culturale. Mi auguro che su questo intervento legislativo si realizzi la più ampia convergenza possibile e che la nuova legge quadro di prevenzione del gioco patologico sia presto realtà, a beneficio in particolare di minori, anziani, persone sole e fragili».