Avviata l’autonomia differenziata, cosa cambia per le regioni?

Durante la trasmissione Squadra che vince abbiamo parlato di autonomia differenziata con il senatore della Lega Paolo Tosato e il deputato di Forza Italia Flavio Tosi.

Paolo Tosato Flavio Tosi autonomia differenziata
Paolo Tosato e Flavio Tosi
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Con il passaggio in Consiglio dei Ministri lo scorso 2 febbraio è iniziato ufficialmente il percorso per l’attuazione dell’autonomia differenziata. Un progetto che ha ricevuto critiche, ma che gode di grandi aspettative in molte regioni. Ne abbiamo parlato in studio a Squadra che vince con il senatore della Lega Paolo Tosato e il deputato di Forza Italia Flavio Tosi.

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Di cosa parliamo quando parliamo di autonomia differenziata?

Paolo Tosato: Finalmente, dopo cinque anni in cui non c’era una maggioranza politica in Parlamento e varie emergenze prioritarie, ci troviamo con un governo di centrodestra unito negli intenti e negli obiettivi. Non è più il progetto di uno o più movimenti politici, ma una richiesta che dal 2017 è stata votata dalla maggior parte dei veneti. Questa è una legge quadro, quindi è solo l’inizio di un percorso e sono state scritte le regole del gioco. È un percorso a cui possono accedere alcuni regioni, mentre altre potranno decidere di non farlo. Nessuno porta via niente a nessun altro. Ricordo che il percorso autonomista è difficile da raggiungere, ma una volta raggiunto poi nessuno è mai tornato indietro, perché i vantaggi sono innumerevoli.

Flavio Tosi: L’importante è chiarire che non è un processo finito. Bisognerà aspettare qualche anno perché arrivi una parte dell’autonomia promessa. Direi tre anni, in chiave molto ottimista. Però dopo questi anni avremo un Veneto in grado di decidere autonomamente su alcune materie attualmente alle dipendenze del Governo.

Una delle deleghe che potrebbero essere ampliate alle Regione è quella della sanità…

F.T.: Oggi una larga parte delle competenze sulla sanità stanno in capo alle Regioni. COn questa autonomia c’è chi, come noi e tante altre, sa gestire la propria sanità. E poi ci sono dei buchi neri in cui per svariati fattori il comparto non performa bene. Con la delega piena alla sanità il Veneto può permettersi di risolvere il problema della mancanza di medici di base, degli infermieri e degli OSS.

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