Avesa ricorda gli eroi della polveriera
Ad Avesa è ancora un altro 25 aprile da non dimenticare.
Lo scoppio della polveriera tedesca che, nella notte di 74 anni fa, causò 8 morti, è ancora molto vivo nei ricordi e nei racconti della comunità. Comunità che oggi si è riunita attorno al Cippo dei Caduti in località Croce del Santo per ricordare il sacrificio di quanti non si sono tirati indietro e, in quella famosa notte del 24 aprile, hanno sfidato la sorte per liberare in tempo la cava dalle casse di esplosivo. E ognuna di essa pesava 50 chili.
È stato don Giuseppe Graziani a dare l’allarme. Subito, tutti gli abitanti di Avesa sono accorsi per cercare di sventare un possibile disastro. Lo hanno fatto senza pensarci due volte: dalle 22 fino alle 6 del mattino. Lo ricorda bene Bruno Avesani, che all’epoca aveva 15 anni: «È stata una mobilitazione popolare. Ciò che è successo è qualcosa di meraviglioso. Mi ricordo che insieme a Tarcisio Centomo portavamo fuori una cassa in due e siamo andati avanti fino all’ora tarda quando ci hanno detto che non c’era più tempo. La notte della Liberazione l’ho passata in via Cesiolo. Mi ricordo lo scoppio dei ponti e, alle 2 e mezza di notte, il passaggio degli ultimi soldati tedeschi. La mattina dopo c’erano le camionette degli americani in piazza ad Avesa».
Ora, al posto del colle Arzan, in cui era stata ricavata la polveriera poi fatta scoppiare dai tedeschi in fuga, non esiste altro che un leggero avvallamento tra le colline avesane. Uno spazio vuoto che simbolicamente ricorda quanto accaduto.
Lo storico Mario Rossi, nel ricordare la vicenda, chiarisce bene le possibili alternative della gente di Avesa: «La prima soluzione era scappare, la seconda di ammazzare i nazisti. Ma cosa sarebbe successo? Un disastro. La terza soluzione è quella che hanno scelto i cittadini di Avesa perché c’è un modo di vivere che non è quello di uccidere, ma di essere presenti».
Perfino le donne più anziane, che non potevano aiutare, non sono scappate. Sono andate in chiesa, insieme ai bambini, e hanno pregato. Il Gruppo Alpini e l’Associazione Pensionati e Anziani di Avesa hanno presenziato alla celebrazione, insieme a varie autorità politiche e militari.
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