Aumento produttività delle piante: lo studio dell’ateneo scaligero

Consentire alle piante di crescere anche in condizioni di ombra, per aumentare la produttività e fare fronte alla crescente richiesta di cibo che l’aumento demografico mondiale inevitabilmente porterà. Riguarda questo lo studio condotto nel laboratorio di Fotosintesi e Bioenergie del dipartimento di Biotecnologie dell'ateneo scaligero e pubblicato su Nature Plants. La ricerca è stata finanziata dalla Commissione europea…

Consentire alle piante di crescere anche in condizioni di ombra, per aumentare la produttività e fare fronte alla crescente richiesta di cibo che l’aumento demografico mondiale inevitabilmente porterà. Riguarda questo lo studio condotto nel laboratorio di Fotosintesi e Bioenergie del dipartimento di Biotecnologie dell’ateneo scaligero e pubblicato su Nature Plants.

La ricerca è stata finanziata dalla Commissione europea all’interno del progetto Solar to Biomass e condotto dal dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona, in collaborazione con la Palacký University di Olomouc in Repubblica Ceca, la University of Groningen nei Paesi Bassi e la University of Turku in Finlandia.

“Si stima che nel 2050 la popolazione mondiale aumenterà fino ad arrivare a 10 miliardi di abitanti o più. La domanda mondiale di cibo raddoppierà mentre la quantità di terreni coltivabili pro-capite diminuirà a causa della desertificazione di larghe aree. L’unica soluzione possibile è di aumentare la produttività dei raccolti per ettaro” – spiega Roberto Bassi, docente di Fisiologia Vegetale al dipartimento di Biotecnologie scaligero – “Per farlo, abbiamo studiato i muschi che sono capaci di crescere nel sottobosco a luce molto bassa, interrotta da flash di luce intensa al movimento delle fronde degli alberi sovrastanti rispetto alla posizione solare. Abbiamo cercato di capire come i muschi si proteggano in queste condizioni, che risultano tossiche per le altre piante, e scoperto che ciò avviene attivando dei geni che codificano per delle proteine “speciali” (chiamate LHCB9.1 e LHCB9.2), le quali aumentano la capacità di assorbire fotoni, equilibrando l’assorbimento di energia. Condizioni di squilibrio causano invece un corto-circuito con l’ossigeno e la foto-inibizione, che diminuisce la produttività”.

Terminati gli studi, ora si sta procedendo a introdurre i geni dei muschi nelle piante coltivate in modo che possano rendere meglio nei campi quando sono coltivate ad alta densità. “L’agricoltura moderna ha bisogno di alta densità”, prosegue Bassi, “ma per crescere a questa condizione le piante attuali hanno bisogno di recuperare i geni della loro tradizione che permettevano loro di crescere anche all’ombra”.

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