ATV, Bettarello: «L’aumento delle tariffe? Una scelta obbligata»

Caro carburanti, inflazione, timori di sovraffollamento post pandemia e prezzi dei biglietti fermi al 2013 stanno mettendo in difficoltà l'azienda che cerca soluzioni, oltre che nuovi autisti. In studio Massimo Bettarello, presidente di ATV Verona.

Massimo Bettarello ATV Verona
Massimo Bettarello, presidente di ATV Verona

Massimo Bettarello, presidente di ATV Verona, fa il punto in merito alla situazione del trasporto pubblico scaligero, dalle criticità alle esigenze di un comparto sempre più in difficoltà.

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Il caro carburanti e la mancata proroga sul taglio delle accise hanno messo in difficoltà anche le aziende come la vostra, che lavorano di fatto con i carburanti. Conferma?

I carburanti rappresentavano mediamente il 10% dei nostri costi. Oggi siamo vicini al 18%, di fatto quindi quasi raddoppiandone la spesa. In termini numerici passiamo dai sette ai tredici milioni, circa. Ci aspettiamo la bomba gasolio che temo esploderà a breve, perché ancora non abbiamo cominciato a pagare i dazi sull’embargo russo. Mi aspetto un’altra bolla anche sul gasolio, quindi. Il Governo ha previsto una manovra ad hoc per noi per limitare l’impatto, ma il nostro settore ha problemi ormai strutturali, in particolare su Verona. Ci sono problemi da affrontare alla radice e ora è il momento di fare delle scelte importanti. I nostri ricavi derivano sostanzialmente da un’origine pubblica e dalla vendita dei titoli di viaggio. La nostra forza risiedeva su quest’ultimo punto, fortunatamente la nostra città utilizza spesso i mezzi e paga il biglietto.

Proprio su questo si è scatenata una polemica, in merito all’aumento delle tariffe… Come risponde?

Noi abbiamo le tariffe ferme dal 2012-2013. È chiaro che ora, con l’inflazione a due cifre, il sistema non regge più. I veronesi che sono stati all’estero sanno che il costo del trasporto pubblico italiano è tra i più bassi.

Il Partito Democratico qualche giorno fa lamentava l’esigenza di contributi da parte della Regione, proponendo inoltre la gratuità per i giovani, sul modello dell’Emilia Romagna. Cosa ne pensa?

Sulla gratuità io la penso come gli anglosassoni: una cosa che non paghi niente, non vale niente. Questo porta a un decadimento della qualità del servizio inevitabile. Accetto che ci siano i prezzi calmierati, ma sul fatto che ci sia il cofinanziamento del fruitore del servizio, non ho alcun dubbio. La gratuità non funziona, l’ha dimostrato la storia. Quell’intervento è stato criticato anche dal sindaco di Milano, Sala.

E per quanto riguarda la Regione e della Provincia, vi sentite supportati da queste istituzioni?

Tendo a ragionare per numeri. Il nostro competitor come trasporto pubblico è il trasporto ferroviario: lì non ci sono stati problemi e negli ultimi dieci anni il loro prezzo ferroviario è cresciuto notevolmente, anche oltre il 30%. È normale che sia così: è aumentato il costo della vita. È evidente che bisogna ragionare in questi termini. La necessità di aggiungere risorse non è solo per garantire l’equilibrio economico-finanziario delle aziende, ma è anche per rendere più appetibile il servizio: mezzi nuovi, meno inquinamento, più sostenibilità, maggiore offerta di servizi… Sono esigenze che stanno crescendo sempre di più.

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