Venezuela, il pianto di tutti quelli che restano

Quando si va in auto, a Caracas, non si abbassa mai il finestrino per la paura di vedersi strappare l’orologio dal braccio. Via Messenger, i venezuelani chiedono ai loro parenti e amici sparsi per il mondo cose semplici e introvabili come shampoo e dentifricio. «Si muore per una diarrea» dice con la voce rotta dal dolore e «dal nervoso» Elisabeth Contreras, da più di vent’anni in Italia e tra le anime della comunità italo-venezuelana del Veneto. In questi giorni Nicolas Maduro ha detto che il Venezuela «non è un paese di mendicanti» e per questo ha fermato le 50 tonnellate di aiuti umanitari in arrivo dagli Stati Uniti, bloccando la strada con due giganteschi container messi di traverso. 

Due surreali container e il rimorchio di un camion messo di traverso bloccano dal 6 febbraio la strada per entrare in Venezuala, dal confine colombiano. Cronaca dell’ultima follia nel Paese Sudamericano. In magazzini imprecisi stanno cibo e medicinali, essenziali per un Paese che ormai ha scaffali svuotati da mesi, un’inflazione che conosce picchi di assoluta assurdità, pari a circa il 150mila per cento su base annua. Nicolas Maduro dice che il Venezuela «non è un paese di mendicanti», il sottotesto da leggere è politico: impedire l’ingresso degli aiuti da Paesi (oggi circa una quarantina) che hanno espresso sostegno al 35enne Guaidó, vuol dire incrinare la solidità del suo governo ad interim fino a nuove elezioni. Jaun Guaidó, presidente legittimo dell’Assemblea Nazionale, è disposto a guidare il Paese verso una fase di transizione, per arrivare quanto prima libere elezioni.