Tina Anselmi, la “grazia della normalità” che cambiò l’Italia

Nata nel 1927 a Castelfranco Veneto, Tina Anselmi si è spenta ieri a 89 anni, nello stesso luogo che le ha dato i natali. Partigiana, sindacalista, prima donna eletta ministro in Italia. Una donna formidabile, una grande storia da raccontare.

«Mio padre ha chiamato la prima figlia Tina, perché era il nome della cagnetta che gli aveva salvato la vita quando era militare, ed era diventata la mascotte del suo gruppo. Per accontentare il parroco, che non voleva un nome del genere, ha chiamato la seconda figlia, me, Maria». È la sorella di Tina Anselmi a raccontare l’origine di un nome che per la storia politica italiana sarebbe poi diventato fondamentale. E se Tina è quello scelto dal padre, socialista e perseguitato dai fascisti, “Gabriella” fu invece il nome di battaglia che la Anselmi, appena 17enne, si appuntò al petto quando entrò nella Resistenza, diventando staffetta della brigata Cesare Battisti. Un impegno politico che segnò da quel momento il corso della sua vita.

Conclusa l’esperienza partigiana, dopo la II Guerra Mondiale, Tina Anselmi aderì alla Democrazia Cristiana. Una laurea in Lettere all’Università Cattolica di Milano e la carriera come insegnate elementare segnarono la sua vita accanto all’impegno nell’attività sindacale nella CGIL e poi, dalla sua fondazione nel 1950, nella CISL. Fino al 1968, anno in cui viene eletta in Parlamento.

Tina Anselmi

 

Ma è nel 1976 che il nome di Tina Anselmi entra di diritto nei libri di storia: nominata ministro del Lavoro nel governo Andreotti dell’epoca, Anselmi è la prima donna ministro della storia italiana.

Il suo nome è legato soprattutto alla battaglia, vinta, per l’introduzione del servizio sanitario nazionale, ma anche al ruolo prestigioso di presidenza della commissione parlamentare d’inchiesta sulla Loggia P2.

Impegnata da sempre nelle cosiddette “questioni femminili” (fu la madre della legge sulle pari opportunità), in un recente documentario di Anna Vinci intitolato “Tina Anselmi, la grazia della normalità” la Anselmi dichiara: «Dico alle mie nipoti: attente, fate la guardia. Perché le conquiste non sono mai definitive». Emblematico al riguardo anche un altro passaggio: «Quando le donne si sono impegnate nelle battaglie, le vittorie sono state vittorie per tutta la società. La politica che vede le donne in prima linea è politica di inclusione, di rispetto delle diversità, di pace».

Tina Anselmi giornale

 

Un grande esempio di donna politica, che in questi giorni ricordano sentitamente in tanti: «Profondamente colpito dalla scomparsa di Tina Anselmi, partigiana, parlamentare, ministro di grande prestigio, ne ricordo il limpido impegno per la legalità e il bene comune», ha dichiarato il capo dello Stato, Sergio Mattarella.

«Con Tina Anselmi scompare una figura esemplare della storia repubblicana» è il ricordo sentito del presidente del Consiglio Matteo Renzi, a cui fa eco la ministra delle Riforme e delle Pari opportunità Maria Elena Boschi, che su Facebook scrive: «Capii allora che per cambiare il mondo bisognava esserci. Tina Anselmi c’è stata e il mondo lo ha cambiato. Tina Anselmi si è impegnata per conquistare nuovi diritti per tutte e tutti ricordandoci che “nessuna conquista è definitiva”».

Anche la Fnp Cisl del Veneto, che il 29 luglio scorso ha organizzato, proprio a Castelfranco Veneto, il convegno Tina Anselmi, prima donna italiana ministro, uno degli ultimi momenti dedicati alla grande figura oggi scomparsa, esprime il suo cordoglio.

«È stata una donna prima in tutto – ricorda Luigi Bombieri, segretario generale Fnp Cisl Veneto -, partigiana, sindacalista ancor prima che politica. Lascia un grande vuoto, colmato però dal suo esempio, soprattutto nell’impegno sociale: non dimentichiamo che dobbiamo a lei la legge sulla maternità e il Servizio sanitario nazionale». «Tina Anselmi non deve essere dimenticata – aggiunge Geltrude Tonon, del Coordinamento donne della Fnp Cisl Veneto -, perché è stata la persona che con il suo grande coraggio, capacità non comuni e impegno ha fatto prendere coscienza a tutte le donne del loro valore nella società, nel sindacato e nella politica. Partecipiamo al dolore della famiglia con un caloroso abbraccio e un sentito grazie».