Tedx, il mestiere di fare lo speaker spiegato dalla “coach”

Foto Barbara Rigon

Buio in sala. C’è solo un faro che ti mette in luce davanti a centinaia di persone, pronte ad ascoltare la tua idea. E si aspettano un’idea «che meriti di essere diffusa». Si comincia domani con i Lab, domenica invece l’evento ormai consolidato nel programma. 18 minuti a testa, dodici voci intraprendenti e il compito di creare ispirazione.

 

Per i dodici speaker del TEDx Verona 2019, il talk del 5 maggio sul palco della Gran Guardia è solo l’ultima tappa di un percorso. Prima di arrivare lì si sono preparati insieme a Désirée Zucchi, co-organizzatrice di TEDx Verona dalla prima edizione – siamo alla quinta – e “Speaker’s curator and coach”. Si occupa di selezionare gli speaker che salgono sul palco, insieme al team del TEDx, e li accompagna nelle fasi di definizione dell’idea, costruzione del testo e preparazione a quello che è un vero e proprio monologo teatrale. «Spesso lo speaker è tanto immerso nel suo lavoro da non accorgersi del valore di divulgazione delle sue idee» racconta Désirée. «Il mio compito è scavare, insieme a loro, per trovare un focus significativo anche a livello universale». Lo speaker deve condensare in 10-15 minuti – il massimo per un TED talk è 18 – il lavoro, le esperienze, le idee di una vita. «È forse questa la sfida più grande durante la preparazione. Gli speaker devono abbandonare l’idea di dire tutto, e usare termini e concetti comprensibili a tutti. Nel momento del talk, poi, subentra la difficoltà emotiva di parlare davanti a mille persone. Questa si supera con la preparazione, non solo a livello di contenuti, ma anche di forma». Con oltre 20 anni di esperienza nell’organizzazione di eventi e avendo sviluppato una professionalità nel campo dello storytelling e del public speaking, Désirée conosce la chiave per il successo: «Creare empatia con il pubblico. Puoi sapere tutto, ma se risulti antipatico non porti a casa nulla». I leitmotiv dei talk sono cambiamento, coraggio, ricerca di ciò che fa stare bene e innovazione, trasversali a tutte le discipline. «Cerco sempre di far emergere la storia personale dello speaker e come si intreccia con il proprio lavoro». È uno scambio profondo, reciproco, fra gli speaker e la loro coach. «Il lavoro umano e di ricerca è uno degli aspetti più belli, che porta a una trasformazione mia e loro. Considero i talk un dono per gli altri, quindi mi chiedo: “Cosa offro alle persone?”. Agli speaker pongo la stessa domanda».

 

 

LORO, IN BREVE

Bruno Bertelli. Veronese, lavora nella pubblicità. È Ceo di Publicis Italia e Global chief creative officer di Publicis Worldwide.

Alberto Mattiello. Esperto di marketing, tecnologie digitali e temi legati all’innovazione.

Åsmund Åsdal. Agronomo norvegese, si occupa dello “Svalbard global seed vault”, il deposito che conserva il patrimonio genetico delle sementi.

Zeno Pisani. Veronese, è il riferimento a Hollywood per la presenza dei grandi dello spettacolo e dello sport in produzioni europee di ogni genere.

Silvia Ferrari. Pluripremiata negli Usa dove insegna e fa ricerca. Fra i suoi progetti insegna ai robot a interpretare le situazioni che li circondano.

Giuseppe Bungaro. Giovane tarantino, non è ancora diplomato ma è considerato tra i più promettenti scienziati d’Europa.

Federica Fragapane. Information e visual designer freelance. I suoi progetti di visualizzazione di dati sono stati pubblicati su giornali di tutto il mondo.

Nicola Rizzoli. Ex arbitro di calcio, nel 2014 e nel 2015 è stato premiato come miglior fischietto del mondo.

Francesca Rossi. Dopo una carriera sportiva e nei beni culturali, oggi è direttrice dei Musei civici di Verona, la sua città.

Settimio Benedusi. Fotografo di moda, pubblicità e ritratti. Unico italiano a realizzare per 7 anni l’edizione internazionale di Sports Illustrated.

Evelina Tacconelli. È professore universitario e dirige la clinica delle Malattie infettive all’Università di Verona.

 

Elianto. Elianto Morra è un artista di strada di Milano, maestro dell’improvvisazione in musica.