Tecnologia, la rivoluzione dei chatbot

È la tecnologia del futuro, che fa gola anche ai colossi come Facebook e Google. Si parla di chatbot, robot virtuali in grado di interagire con gli utenti in un modo sempre più umano.

Si chiamava Hal 9000 il supercomputer di bordo della nave spaziale Discovery nel film 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, ispirato dall’omonimo libro di Arthur C. Clarke. E nel 1968, anno di uscita del film, una macchina in grado di conversare come un umano sembrava solo fantascienza.

Ma forse non è più così. Stanno prendendo sempre più piede infatti i cosiddetti “chatbot”, programmi che generano risposte in automatico e che stanno diventando sempre più sofisticati grazie all’impiego dell’intelligenza artificiale.

Siamo già abituati agli “assistenti virtuali” dei nostri smartphone (Siri per Apple o Cortana per Windows), ma l’evoluzione di questi programmi vuole andare oltre.

I “chatbot” sono software, robot virtuali capaci di interagire con gli utenti in base alle loro richieste. E grazie all’intelligenza artificiale lo fanno quasi come fossero assistenti in carne e ossa. Introdotti a un pubblico più vasto la scorsa estate da Telegram, l’applicazione per comunicazioni criptate, i chatbot cominciano a far gola anche a colossi come Facebook, Microsoft e Google.

Prevedono il meteo, danno informazioni sul traffico, sono aggiornati sulle principali notizie del mondo: gli account automatici di chatbot su Telegram stanno spopolando e sanno fare un po’ di tutto.

Sulla stessa scia si trova anche un servizio appena lanciato da Facebook insieme a Klm: via Messenger la compagnia aerea invierà ai clienti carta d’imbarco e tutte le informazioni utili sul volo. E voci di corridoio sostengono che anche Messanger intenda lanciare un chatbot dedicato a sostegno delle realtà editoriali.

Inaugurando la conferenza Build 2016, il numero uno di Skype Satya Nadella ha lanciato il chatbot del servizio di videomessaggi estone: sulla piattaforma di comunicazione le aziende potranno essere presenti con un proprio account per rispondere alle richieste degli utenti. Non saranno date solo informazioni ma, ad esempio, si potrà ordinare la pizza o prenotare una stanza d’albergo. Quello che prima si faceva con un’apposita app, impersonale, a breve si potrà fare “chattando” con un assistente virtuale più evoluto.

«Pensiamo che questo possa avere un impatto grande quanto quello che l’interfaccia grafica ha avuto sui computer desktop o il touch sui dispositivi mobili», ha detto Nadella. Il sistema è comunque ancora lungi dall’essere perfetto, come dimostra il caso del chatbot “Tay” lanciato come esperimento su Twitter dalla stessa Microsoft e “zittito” dalla compagnia per i commenti sessisti e xenofobi che il robot ha “imparato”.

Sulla stessa scia si starebbe muovendo pure un pezzo da novanta come Google, che ha già dalla sua un’intelligenza artificiale molto evoluta. I chatbot di Big G, secondo indiscrezioni del Wall Street Journal, saranno dei soggetti virtuali pensati per ricevere le domande via chat degli utenti in carne e ossa, scandagliare il web in cerca di una risposta e fornirla in modo rapido e concreto.