È iniziata alle 15:30 l’udienza di convalida dell’arresto per il capitano della Seawatch Carola Rackete, alla quale sono stati contestati i reati di rifiuto di obbedienza a nave da guerra, resistenza o violenza contro nave da guerra e navigazione in zone vietate.

Nulla sembra, sulle accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. A diversi livelli il caso è complesso.

L’art 117 della Costituzione dice chiaramente che “lo Stato e le Regioni non possono legiferare in contrasto con gli obblighi internazionali” ha spiegato la dott.ssa Caterina Fratea, ricercatrice del Diritto dell’Unione europea presso l’Università di Verona «Il punto è che qui il decreto – che modifica il Testo unico sull’immigrazione, è abbastanza generico. Bisogna poi vedere quali sono i singoli provvedimenti che il ministro dell’Interno adotta nei confronti di determinate navi o gruppi di navi che intendono varcare le acque territoriali».

Anche la Convenzione sul diritto del mare delle nazioni unite del 1982 prevede che gli Stati possano bloccare i passaggi di navi in certi casi. Addirittura la convenzione stabilisce che gli Stati possono limitare l’ingresso delle navi nelle acque territoriali quando si rischia di violare norme sull’immigrazione.

«Nel caso specifico la nave in acqua internazionali stava cercando di salvare dei migranti. La fattispecie del soccorso si completa quando i migranti vengono fatti sbarcare» ha puntualizzato ancora la ricercatrice.

«Anche il nostro codice della navigazione impone ai comandati delle navi di salvare le persone in mare, e salvarle non vuol dire solo portarle sulla nave. Significa poi farle sbarcare in un porto sicuro» ha concluso.

In sintesi quindi, il capitano Rackete ha violato una norma di diritto interno italiano, per obbedire – nelle sue intenzioni – ad una norma di diritto internazionale, che va a toccare anche aspetti di diritti umani e civili.