Sciopero del clima: arriva l’onda verde
La riflessione del presidente del Movimento Non Violento Mao Valpiana, a due giorni dallo sciopero del clima che si terrà anche a Verona, venerdì 15 marzo.
cper la difesa del clima contro il riscaldamento globale, è una buona notizia. Finalmente la nuova generazione ha deciso di prendere in mano il proprio futuro. Scende in campo una nuova consapevolezza politica, che supera vecchi schieramenti e traccia un nuovo discrimine, decisivo: da una parte chi ancora crede nella suicida logica sviluppista, dall’altra chi vuole cambiare rotta prima di andare a sbattere
Se si supera la soglia dei due gradi di aumento del riscaldamento, poi si innescheranno processi irreversibili e in pochi decenni si arriverebbe ad un aumento medio di cinque gradi, che renderebbe impossibile la vita umana in gran parte del pianeta.
Il centro del problema è energetico: più o meno anidride carbonica in atmosfera. Tutto qui: rinunciare alle fonti fossili (in un secolo abbiamo estratto e bruciato ciò che la Natura aveva creato in milioni di anni) e passare alla fonti rinnovabili.
Questa è la vera rivoluzione da fare. Smetterla di bruciare carbone e petrolio e piantare miliardi di nuovi alberi. È semplice, se si vuole, la soluzione sarebbe a portata di mano, e i ragazzi sui banchi di scuola l’hanno capito. Il problema è globale, e dunque la soluzione può essere solo globale.
Una nazione da sola, anche se virtuosa, non potrà salvarsi. La salvezza può venire solo dalle grandi scelte politiche intergovernative e internazionali. Per noi il banco di prova sarà la direzione che prenderà l’Europa.
Il vecchio continente contribuisce all’eccesso dei consumi mondiali di natura. Consumiamo più velocemente della capacità naturale degli ecosistemi di rigenerarsi. Questa voracità umana è diventata insostenibile e se non verrà interrotta ci porterà all’estinzione.
Il futuro richiede meno plastica e più materia organica, meno “usa e getta” e più rigenerazione e riuso. Dobbiamo conservare la risorsa suolo e la sua indispensabile capacità di produrre cibo e natura.
Il sogno europeo ha sconfitto i totalitarismi attraverso un processo di pace e unità. Può sconfiggere anche i nemici dell’ambiente. L’Europa è luogo di bellezza dei territori, del paesaggio e dell’arte. L’Europa tutela una delle più vaste aree protette del pianeta, speranza concreta di conservazione e convivenza di tutte le specie viventi.
Abbiamo bisogno di un Parlamento con più poteri e di una buona Costituzione europea, per un miglior processo di coesione e unione federale. Dobbiamo essere più europei per essere più radicati nel nostro territorio, e dobbiamo essere più radicati nel nostro territorio per essere più europei. Abbiamo bisogno di un grande piano di manutenzione e di cura dell’esistente, estendere le aree protette, creare una rete di connessioni ecologiche per laì biodiversità. È necessaria una buona politica per riparare l’Europa.
Le città devono liberarsi dalle auto, con una forte e strutturata offerta di trasporti pubblici, alimentata dalla mobilità dolce delle biciclette e dei mezzi ad emissioni zero, per essere resilienti ai cambiamenti climatici, attraverso piani di adattamento, risparmio energetico, rigenerazione degli edifici, foreste urbane. Bisogna ripopolare le campagne, le colline e le montagne: un nuovo insediamento di giovani coltivatori e manutentori della terra che occupino gli spazi interni e i luoghi oggi abbandonati.
L’agricoltura deve essere cura del territorio e delle risorse come acqua e suolo: abbandonare la chimica, l’acciaio e il diesel
per sposare il biologico e la biodiversità. Vivere in pace tra gli umani e con la natura è la via obbligata per costruire l’Europa delle nuove generazioni.
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