Quote latte, anche i veronesi scendono in piazza

A Udine la manifestazione organizzata dalla Coldiretti per sensibilizzare sul problema che sta mettondo in ginocchio migliaia di allevatori in tutta Italia. Presenti anche Giovanni Bianconi Presidente del Centro Lattiero Caseario “Latte Verona” e Giovanni Brunelli di Malga Vazzo.

Ancora migliaia gli allevatori scesi in piazza per la manifestazione organizzata da Coldiretti. Ancora, a un anno dalla fine delle quote latte, per protestare una crisi del settore senza precedenti: con il crollo del prezzo pagato agli allevatori sceso addirittura al di sotto dei costi di alimentazione del bestiame, la Coldiretti parla di una vera e propria strage delle stalle italiane.

“Avete preso i nostri marchi, non vi daremo le nostre mucche”, “Chi acquista ha il diritto di sapere se quello che compra è veramente fatto in Italia”, “Più trasparenza con l’etichettatura di origine obbligatoria” e “Stop a speculazioni: giusto prezzo per produttori e consumatori”, sono alcune delle richieste che si leggono sui cartelli e sugli striscioni che sfilano alla manifestazione, organizzata a Udine: la città friulana è infatti considerata la porta di ingresso in Italia di centinaia di milioni di chili di latte stranieri, ma anche di trasformati e semilavorati industriali, che vengono spacciati con l’inganno come Made in Italy. Non è un caso che proprio in Friuli Venezia Giulia si paghi agli allevatori il prezzo più basso per il latte.

«Una mozzarella su quattro in vendita in Italia – informa la Coldiretti – non è ottenuta direttamente dal latte, ma da semilavorati industriali, chiamati cagliate, che vengono dall’estero senza alcuna indicazione in etichetta. Ciò provoca una distorsione del mercato, una depressione dei prezzi pagati ai allevatori italiani e causa la chiusura degli allevamenti. Di fronte a questa escalation di truffe e inganni per salvare il Made in Italy non c’è più tempo da perdere e occorre rendere subito obbligatoria l’indicazione di origine del latte in tutti i prodotti lattiero caseari per garantire la trasparenza dell’informazione e la salute dei consumatori».

Tra i migliaia di allevatori presenti alla protesta, erano presenti anche alcuni soci di Coldiretti Verona, tra cui Giovanni Bianconi Presidente del Centro Lattiero Caseario “Latte Verona” e Giovanni Brunelli di Malga Vazzo.

«Il prezzo del latte alla stalla – continua la Coldiretti – sta letteralmente crollando da 0,44 euro al litro nel marzo 2014 a 0,37 nel marzo 2015 ed è ora mediamente di 0,33, con punte fino a 0,30 euro in Friuli Venezia Giulia, dove si registrano le quotazioni più basse d’Italia proprio per la pressione delle importazioni di bassa qualità. Si tratta di valori che – denuncia la Coldiretti – non consentono neanche di garantire l’alimentazione degli animali e che spingono le aziende alla chiusura mettendo a rischio il lavoro, gli animali, le stalle, i prati ed i pascoli custoditi da generazioni.

La vita o la morte di molte stalle sopravvissute fino ad ora in Italia dipende da almeno 5 centesimi per litro di latte che si ricavano dalla differenza tra i costi medi di produzione pari a 38-41 centesimi e i compensi attualmente riconosciuti. Per effetto di questi pochi centesimi le stalle presenti in Italia dopo la fine delle quote latte sono scese al minimo storico di meno di 33mila unità, rispetto alle 180mila attive nel 1984 all’inizio del sistema delle quote, con il rischio concreto che di questo passo nel giro di qualche anno la nostra montagna verrà spopolata dalla indispensabile presenza degli allevamenti, che hanno garantito fino ad ora biodiversità, ambiente e equilibrio socio economico delle aree più sensibili del Paese».