Presentata in Consiglio una mozione per intitolare una via a Giorgio Almirante

Ancora polemiche sulla liason tra Verona e l’estrema destra. Il Comune scaligero torna a far parlare di sè per la mozione  volta ad intitolare una strada della città a Giorgio Almirante, storico segretario e fondatore del Movimento Sociale Italiano. Il primo firmatario è Ciro Maschio, deputato di Fratelli d’Italia e presidente del consiglio comunale. Nel suo intervento il deputato di destra ha definito Almirante un “uomo d’altri tempi, con carisma unito ad umiltà, eleganza naturale e dono della parola”.

Verona da sempre rappresenta uno degli epicentri più attivi per i movimenti “non conformi”. E in questo momento è una delle città dove si averte con più intensità l’avanzata della destra sovranista. Sempre nella “città dell’amore”tra il 29 e il 31 marzo, nello storico palazzo della Gran Guardia, si terrà il Congresso mondiale delle famiglie, appoggiato da Forza nuova, dai movimenti antigay e antiabortisti: un raduno promosso da Lorenzo Fontana, ministro per la Famiglia e vicesegretario leghista.

“Apprendiamo con grave rammarico la notizia di una mozione per intitolare a Verona una via o una piazza a Giorgio Almirante”, sottolineano il presidente della Comunità ebraica di Verona Celu Laufer e la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, in un messaggio al sindaco Sboarina. “Abbiamo appena celebrato gli 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali ribadendo con forza la necessità di radicare in ogni aspetto del nostro agire questa memoria così dolorosa del nostro Paese e del fascismo, assumendosi tutti le responsabilità per quanto avvenuto e adoperandosi affinché giustizia sia fatta, quantomeno sul piano conoscitivo. L’intitolazione di una strada in una città è un atto commemorativo che troveremo dinanzi a noi ogni giorno e dovrebbe ispirarsi all’esatto contrario, affermare il contributo di chi ha combattuto e affermato i valori delle libertà oggi sancite nella Costituzione”.

Non è la prima volta che il partito Fratelli D’Italia propone la commemorazione toponomastica del politico. Nei giorni scorsi lo stesso partito ha fatto la stessa proposta a Siracusa. Per non tralasciare la stessa mozione nel 2018 a Roma, quando il Campidoglio bocciò la mozione, con una proposta contraria nientemeno che della sindaca Virginia Raggi. “Chi ha ricoperto il ruolo di segretario di redazione del Manifesto per la Difesa della Razza, senza mai pentirsene, non merita una via come riconoscimento” sottolineò al tempo la comunità ebraica. Ora il comune di Ladispoli ci riprova: nella giornata di ieri infatti l’Anpi ha presentato al prefetto della provincia di Roma, istanza di annullamento del decreto di autorizzazione all’intitolazione di una Piazza a Giorgio Almirante, nel comune di Ladispoli, alle porte della Capitale.

Nato nel 1914 , il futuro leader del Msi a 24 anni fu tra i firmatari del Manifesto della Razza, documento che fu il prologo delle leggi razziali varate dal duce Benito Mussolini. Divenne poi capo redattore della rivista La difesa della razza e durante la guerra fu corrispondente dal fronte libico al seguito della Divisione 23 marzo delle Camicie nere. Dopo l’8 settembre 1943 e l’armistizio firmato dal generale Badoglio, Almirante aderì alla Repubblica Sociale Italiana (Rsi), regime sostenuto dalla Germania nazista e dal duce decaduto Mussolini.

Il 26 dicembre 1946, a 32 anni, Giorgio Almirante partecipò alla costituzione del Movimento Sociale Italiano e l’anno successivo ne divenne segretario nazionale. In quel periodo fu condannato a un anno di confino per apologia al fascismo, ma la pena fu sospesa. Nel 1973, un anno dopo che il Movimento ebbe raggiunto il suo massimo storico con l’8,7 per cento dei voti alla Camera e il 9,2 per cento al Senato, il Parlamento votò per l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti per il reato di ricostituzione del partito fascista. Il voto ebbe forti conseguenze sul piano politico, ma al provvedimento non fu mai data esecuzione a livello giudiziario.