Pfas, chiuso il fascicolo, 13 indagati
Si sono concluse le indagini preliminari della Procura della Repubblica di Vicenza in relazione all’inquinamento da sostanze Pfas causato dalla Miteni di Trissino (Vicenza). Il procuratore capo Antonino Cappelleri ha annunciato oggi il deposito degli atti a favore delle difese per 13 indagati.
L’inchiesta riguarda l’inquinamento delle falde acquifere relativa alla dispersione di sostanze perfluoroalchiliche. Attualmente un altro filone d’indagine – separato e più recente – è aperto in relazione all’inquinamento da altre sostanze trattate dalla Miteni, le “GenX”, è tutt’ora in corso.
Sembra dunque aver avuto riscontro l’azione di pressione dei comitati ( per primo il “Mamme No Pfas” ) sorti per tutelare quei cittadini che per anni, a loro insaputa, hanno bevuto acqua inquinata. In particolare le Mamme No Pfas avevano chiesto alla Procura un’accelerazione delle indagini per poter avere giustizia.
Giunge da Roma il commento della vicepresidente vicaria dem Alessia Rotta: “La chiusura delle indagini con 13 indagati per inquinamento da sostanze Pfas causato dalla Miteni è un primo grande risultato. È grazie alla legge sugli ecoreati, approvata dal governo Renzi, che è stato possibile procedere nell’inchiesta sull’inquinamento delle falde acquifere relativa alla dispersione di sostanze perfluoroalchiliche. Una legge che inserisce nuovi delitti, inasprisce le sanzioni e raddoppia i termini di prescrizione, una norma d’avanguardia in Europa”.
“Il governo a guida Pd ha lavorato per risolvere l’inquinamento da Pfas, che ha coinvolto le province di Vicenza, Verona e Padova, attraverso stanziamenti per realizzare nuove condotte” prosegue il comunicato della deputata dem – in più ha cercato , attraverso una vera e propria legge di civiltà, di eliminare alla radice i reati legati all’inquinamento. Da quando è stata approvata la riforma, infatti, sono cresciuti gli arresti per reati ambientali e sono scesi i reati”.
“Sappiamo che le indagini sull’inquinamento da Pfas non terminano qui e che ancora la Regione non offre soluzioni a chi ha risultati positivi ai test di screening, ma – conclude Rotta – non possiamo non plaudire a un primo grande passo di giustizia per le cittadine e i cittadini veneti”
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