Pedrollo: «Senza un polo bancario unico si brucia la ripresa»

Ebbene sì, sembra che la Settimana Veronese della Finanza una campana l’abbia effettivamente suonata. E questa campana si è sentita fino al Palazzetto dello Sport dove, in questi giorni, si sta svolgendo l’Assemblea di Confindustria Verona con un titolo a dir poco azzeccato: “…Per volare”.

Durante il suo intervento, infatti, davanti al gotha dell’imprenditoria e della finanza veronese, il presidente di Confindustria Verona, Giulio Pedrollo, ha sottolineato l’importanza della nascita di un polo bancario veronese che unisca in una comune visione di crescita e sviluppo le tre realtà finanziarie più importanti della nostra città: Banco Popolare, Fondazione Cariverona e Cattolica Assicurazioni.

Le tempistiche – sempre secondo Pedrollo – sono piuttosto ristrette, “in un paio di mesi”, infatti, le cose dovranno effettivamente cominciare a prendere forma. Tuttavia i passaggi sono chiari e graduali: prima si dovrà incoraggiare una collaborazione tra i 3 enti veronesi poi, nel momento in cui ci sarà effettivamente chiarezza sulla situazione delle altre due realtà venete, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, e si avrà un riscontro sulle intenzioni della bresciana UBI, si potrà ragionare su un’aggregazione di più ampio raggio.

Sicuramente non saranno passaggi facili. Con questa fase di transizione verranno a galla criticità che finora erano state nascoste e forse il mercato impiegherà qualche tempo a dare effettivamente fiducia a questo progetto, ma per le imprese venete, che ancora lamentano un difficile accesso al credito, resta la soluzione più ragionevole ed efficace.

Nell’approfondire questo progetto, Pedrollo riprende molte delle idee formulate durante l’incontro tenutosi in Gran Guardia venerdì scorso. Immagina, infatti, una Fondazione Cariverona nel ruolo di “pivot” che, con i capitali a disposizione dalla riduzione della sua partecipazione in Unicredit, possa effettivamente fornire una base solida su cui costruire questa aggregazione. Per quanto riguarda il Banco, che è sicuramente il perno centrale in questo scenario, vi sono più opzioni a disposizione. Una fusione con UBI che però rischia di spostare il baricentro verso Ovest, con evidenti prospettive di perdita di centralità della nostra Verona, oppure una soluzione che invece guardi ad est e promuova un percorso regionale che sicuramente non sarà facile ma che sembra il più naturale.

Il sogno di Pedrollo, che tra l’altro è anche nel Cda del Banco, è una banca che, partendo da Verona, arrivi fino a Montebelluna e offra soluzioni e iniziative adeguate al nostro tessuto economico. Non è una mera questione di campanilismi regionali, ma una forte necessità di avere istituti finanziari che effettivamente conoscano e vivano assieme alle aziende, che respirino le potenzialità e i limiti dei territori in cui operano e che possano così offrire loro un supporto e un contributo nel momento in cui esse si interfacciano con un mercato sempre più globale e aperto.

Infine, Cattolica Assicurazioni avrebbe tutto l’interesse a sviluppare una partnership con un istituto bancario presente in maniera determinante negli stessi territori in cui essa è operativa e riuscire a calmierare in un’operazione di ampie vedute i contraccolpi che potrebbero arrivarle dalla sponda berica.

In questa prospettiva l’impresa veronese e veneta potrebbe avere appoggi determinanti  per agganciare questa ripresa che sembra finalmente non essere più solo una chimera da dichiarazioni politiche o da spot elettorali, ma che ha reali  riscontri nei numeri e negli indici.

Detto ciò, è significativo notare come queste dichiarazioni, in quell’ambito e con quel pubblico, abbiano un peso notevole e concreto. L’appello lanciato non ha solo una direzione unilaterale, ma va interpretato anche in senso opposto. Si ha l’esigenza di riscoprire un rapporto trasparente e fruttuoso tra le banche e le imprese, soprattutto alla luce dei fatti che stanno emergendo dalle inchieste di Vicenza. Inoltre tale progetto avrà bisogno del supporto dei grandi gruppi industriali che non potranno tirarsi indietro e non promuoverlo, anche in maniera concreta.

L’unica differenza che sembra esserci con la Settimana veronese della finanza è la presenza in sala di due dei tre protagonisti di questo risiko, Carlo Fratta Pasini e Paolo Bedoni, che, forse inaspettatamente, hanno ascoltato questi auspici e questi segnali e sicuramente non ne saranno rimasti indifferenti. Sembra che finalmente la comunità veronese stia comprendendo da più parti l’importanza delle sue tre “casseforti” principali e voglia fare in modo che esse siano in grado di svolgere il loro ruolo di sussidio al tessuto economico e sociale in cui operano. Speriamo quindi che la campana non sia suonata a vuoto ma abbia risvegliato la tempra e il coraggio che ai Veronesi, certo, non sono mai mancati.

Riccardo Tessari