Partecipate, chiuso il cerchio ma c’è il nodo Corsi

Enrico Corsi

Il leghista mira alla presidenza dell’Istituto Assistenza Anziani, ma a bloccargli la strada sono la condanna per violazione della Mancino e gli equilibri interni al Carroccio.  

Molto è stato fatto, ma la complessa partita delle nomine non è finita.

Michele Croce, protagonista assoluto dell’estate politica veronese, dopo un patto di ferro con il sindaco Sboarina ha avuto Agsm (presieduta da lui stesso) e l’Agec, dove ha messo Roberto Niccolai, che si è insediato stamattina. Andrea Sardelli, uomo di Stefano Casali, domani sarà ufficialmente numero uno di Veronamercato. E se per Amia e Acque Veronesi con tutta probabilità si aspetterà il 2018 e la naturale scadenza dei mandati dei tosiani Andrea Miglioranzi e Niko Cordioli, rimane aperto il nodo dell’Istituto Assistenza Anziani, che rischia di creare non pochi grattacapi a Sboarina.

La carica infatti è nelle mire del leghista Enrico Corsi, su cui tuttavia pesa la condanna del 2009 per “aver propagandato idee razziste” e violato la legge Mancino; e il regolamento comunale vieta a chi ha condanne passate in giudicato di entrare nelle aziende partecipate.

Corsi ha fatto domanda di riabilitazione per annullare gli effetti della sentenza, ma l’istanza verrà discussa non prima del 7 ottobre, mentre la proroga al presidente uscente dell’Istituto Annamaria Leone scade il 14 settembre. Pare difficile che Sboarina voglia esporsi a pesanti polemiche  rischiando il commissariamento dell’ente da parte della Regione, o nominando un presidente pro-tempore.

Condanna a parte, la vicenda Corsi dipende poi dagli equilibri interni alla stessa Lega veronese. La strada verso l’Istituto assistenza anziani per l’ex assessore al Commercio appare in salita.

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